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L'unione sarda. Il cane stressato va in terapia

Annabruna Zurru, 40 anni, è la consulente di tante famiglie con un amico a quattro zampe

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Il più delle volte la chiamano come un pronto soccorso. Il cane è diventato aggressivo, ha distrutto la casa, fa la pipì ovunque, ringhia, tira il guinzaglio. Lei arriva, fa la prima visita, valuta quelle che chiama «le problematiche comportamentali» e ogni volta la conclusione è la stessa. «Quasi sempre la responsabilità è del proprietario».
Annabruna Zurru, 40 anni, nuorese, è un'educatrice cinofila, una sorta di psicologa del cane che aiuta padroni disperati o alle prime armi a trovare finalmente un'intesa con la bestiola. In un certo senso, fa l'analisi di coppia. A Nuoro e provincia - dove solo lo scorso anno sono stati registrati all'Anagrafe canina 2.367 animali (20 mila nel territorio dell'Asl; fonte Servizio veterinario) - lei e la collega Luisa Delussu sono le prime figure professionali del settore. Richiestissime. «Per evitare errori, l'ideale sarebbe intervenire subito al momento della scelta del cucciolo».
Ma in genere non accade.
«Ci chiamano soprattutto quando il cane è diventato ingestibile, ad esempio fa la pipì in casa...».
In quel caso come ci si dovrebbe comportare?
«Se si è davanti occorre richiamarlo perché interrompa, magari facendo un forte rumore, e quindi portarlo fuori. Se si arriva a cose fatte è inutile urlare. Lui percepisce le grida come un'inspiegabile manifestazione di aggressività. Meglio lasciar perdere. Bisogna portare il cane in un'altra stanza, pulire e prevenire accompagnandolo regolarmente a spasso».
E quando un cane si avventa contro il padrone o gli estranei? È di qualche giorno fa la storia della giovane di San Vero Milis aggredita e ridotta in fin di vita da uno dei suoi due pastori corsi, il cucciolo maschio.
«Cos'è accaduto potrà dirlo soltanto lei quando si sarà rimessa. Io posso soltanto ipotizzare che si sia trattato di una rissa tra i due animali o di un gioco poi degenerati. Se il cane è piccolo come età ha atteggiamenti di sopraffazione che la madre si cura di limare, anche in maniera cruenta. In questi casi bisogna sempre lasciar fare, senza intromettersi».
Portarlo a spasso sulla carrozzina, o fargli indossare cappottini e cuffiette, fa più bene al padrone o al cane?
«Il cane si adegua sempre alle nostre follie. Queste abitudini non incidono negativamente, a meno che l'animale non venga costretto. Occorre magari abituarlo poco alla volta. Il fatto, però, è che sono cose inutili. La spia di carenze del proprietario».
A Nuoro, come nelle altre città, ci sono cani anche di grossa stazza che vivono in un appartamento, in minuscole case senza giardino...
«Di per sé non è una condizione penalizzante per l'animale. L'importante è portarlo fuori, dedicargli del tempo».
Dalle condizioni in cui versano i marciapiedi di Nuoro, tappezzati di escrementi, si direbbe che i cani vengano portati fuori, eccome...
«I problemi sono due. Primo, in città mancano spazi chiusi dove sia possibile lasciare liberi i nostri amici a quattro zampe come, invece, ci sono altrove. Non sono certo adatti parchi come il Monte, Ugolio, Sant'Onofrio...».
Secondo?
«I marciapiedi sono sporchi intanto perché i proprietari dei cani, che dovrebbero utilizzare bustina e paletta, sono maleducati e incivili. Evidentemente i vigili urbani non sono abbastanza severi».
Quanto dura la terapia?
«Dopo la prima visita, vediamo il cane una volta la settimana. I progressi ci sono da subito, per cui via via diradiamo gli incontri. L'obiettivo è costruire un rapporto tra l'animale e il padrone».
Alla fin fine il cane deve capire chi è che comanda.
«Non esattamente. Deve capire qual è il suo ruolo. Capita, ad esempio, che mi chiamino perché il cane da guardia morde chiunque entri in casa. Ecco, in situazioni come questa occorre far capire all'animale che se io, il tuo padrone, sono in casa, non devi mordere nessuno. Semplicemente perché ci sono io e perché non te l'ho detto».
A Nuoro saranno predilette le razze da guardia, no?
«Da guardia e da compagnia. Ma se è vero che ogni razza ha la sua motivazione principale, caccia difesa soccorso eccetera, quando si prende con sé un cane bisogna chiedersi: perché lo voglio? Se prendo un pitbull e lo voglio far stare in famiglia, è inutile che lo educhi coltivando le sue naturali caratteristiche come la competitività e l'aggressività».
Ma è un cane da combattimento.
«Vero, se parliamo appunto di motivazione principale. Il fatto è che tutti i cani possono crescere come vogliamo. Il pitbull può essere un ottimo cane da compagnia. Negli Stati Uniti è impiegato nella pet therapy, soprattutto con i bambini disabili. È paziente, sopporta il dolore e la sua stazza gli permette di accettare abbracci e strattoni senza percepirli come un'aggressione. Proprio il contrario dei cani di piccola taglia come gli yorkshire, terrorizzati da manifestazioni di affetto».
Piera Serusi

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