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L'unione sarda. La disperazione degli impresari nel deserto dell'area industriale

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Carlo Cossu non era solo. L'effetto della crisi che travaglia ormai da anni questo territorio insieme all'ossessione di Equitalia che colpisce le poche aziende produttive rimaste nel Marghine costituiscono una miscela esplosiva per tanti piccoli imprenditori. Una situazione che diventa sempre più grave quando si aggiungono anche i problemi familiari.
Un cocktail di inquietudini al quale Carlo Cossu non ha saputo resistere, tanto da prendere la drastica decisione che ha sconvolto l'intera città. Eppure Carlo Cossu aveva superato altri momenti difficili e per anni ha saputo resistere alla crisi che però, pian piano, in maniera inesorabile, ha schiacciato la sua piccola azienda, un tempo fiorente.
Prima lo sfoltimento del personale, fino a dover lavorare affidandosi alle sue forze e alla collaborazione di fratelli e nipoti, poi il lavoro che veniva sempre meno, col fisco ed Equitalia che non gli hanno dato tregua. Ieri mattina davanti a quella segheria, nel cuore della zona artigianale di Bonu trau , poco distante dalle scuole elementari di Sertinu, tanti imprenditori, artigiani e commercianti hanno voluto rendere omaggio in maniera silenziosa a quell'uomo dal carattere burbero, che ha vissuto il dramma di questi ultimi anni quasi in solitudine. «I problemi di Carlo Cossu sono i problemi di tutti noi - dice un giovane imprenditore - arranchiamo e spesso senza ottenere risultati, ma con l'alito sul collo di Equitalia che è diventato ossessionante e inquietante allo stesso tempo».
E in quell'area si contano tanti capannoni chiusi, decine di attività piccole e grandi che non ci sono più, assieme a centinaia di posti di lavoro. Ieri l'appello dei titolari dell'antica gioielleria del corso di Macomer che invitavano tutti a non arrendersi di fronte alla crisi. Oggi sotto quella tettoia la drammatica risposta. Che sconforta tutti. ( f. o. )

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