Dal nostro inviato
Piera Serusi
OTTANA Le pecore che pascolano nel prato di margherite sono nere come diavoli. Nero il cane pastore maremmano, fino all'altro ieri un fiocco di neve. «Mì», dice Mario Tolu passando la punta dell'indice sul pavimento del casolare, qui in località “Su campu”, agro di Noragugume, due chilometri in linea d'area dalla zona industriale. Mostra il dito imbrattato di una polvere oleosa, tipo lucido per scarpe. «Questa è roba che non va via. Ho diritto di sapere cos'è, io come gli altri miei vicini di pascolo». Glielo diranno stamani, a lui e agli altri. Se dai laboratori di analisi dell'Arpas (protezione ambiente) arriveranno brutte notizie sui campioni prelevati, qui verranno messi sotto sequestro cautelativo non meno di 400 ettari di pascoli e 5 mila pecore.
IL MISTERO È cominciato con un boato, il mistero che pesa sul paese. Un fragore potente che domenica sera ha fatto tintinnare i vetri delle case. Trenta minuti alla mezzanotte. I più hanno fatto spallucce, c'è chi ha pensato a una bomba, chi a un tuono lontano. Ieri, però, le prime luci dell'alba hanno rivelato la campagna vestita a lutto. Una nube di fuliggine corvina si era posata sui poderi, i casolari e le greggi a un paio di chilometri dalle ciminiere della centrale elettrica.
LA DENUNCIA Mario Tolu, 63 anni, allevatore di Fonni, possiede questi terreni da una vita. Non ha mai visto niente del genere. «Quando ieri sono arrivato all'ovile - racconta - non credevo ai miei occhi. “Devo andare a farmi controllare la vista”, ho pensato». Intanto è andato dai carabinieri e poco più tardi a “Su campu” sono piombati i militari, i ranger della Forestale, i veterinari dell'Asl assieme ai tecnici dell'Arpas che hanno fatto i prelievi e raccolto i campioni di polvere nera. Una nube che domenica sera, sospinta dal vento di grecale che arrivava dalla Baronia, per il gioco delle correnti si è posata su una fascia di terreni tra Ottana e Noragugume.
LE INDAGINI Le ciminiere della centrale elettrica dell'area industriale svettano sull'orizzonte, a due chilometri di distanza dal podere di Mario Tolu. Il boato che domenica ha spaventato il paese veniva dalla pancia di una caldaia dell'impianto del Gruppo Clivati. Questo è certo, visto che a Ottana arriva spesso l'eco di potenti clangori. Ma un botto come quello di domenica, mai. Carabinieri e Forestale hanno fatto un sopralluogo nello stabilimento e hanno acquisito il tracciato che registra i palpiti delle caldaie. I tecnici della sala di controllo hanno spiegato che il suono udito in paese era quello di quando entra in funzione la valvola di sicurezza, il dispositivo che regola la pressione del vapore nel passaggio su linee diverse. Tutto sotto controllo, hanno garantito. Già, e la nube di polvere nera? Non è roba nostra, è stata la risposta.
LA MANUTENZIONE Ieri mattina, il sindaco Gian Paolo Marras l'ha detto senza giri di parole: «Occorre fare chiarezza al più presto. Io, a questo punto, non sono in grado di dire ai cittadini di stare tranquilli». Attenderà l'esito dei test dell'Arpas, ma intanto chiede ulteriori controlli. «Voglio sapere che tipo di incidente c'è stato. Se i pastori non avessero chiamato i carabinieri, dalla centrale elettrica non ci sarebbe stata alcuna segnalazione, nessuna autodenuncia - sottolinea Marras -. Io chiedo che vengano fatti dei controlli su quell'impianto, anche perché le imprese esterne che facevano la manutenzione non lavorano più lì». Anche Mario Tolu punta il dito annerito verso l'orizzonte. «E se si tratta di una cosa brutta?».
