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L'unione sarda. Rissa in campo, lite continua

Partita finita a botte: operato al setto nasale il calciatore ricoverato, due feriti dimessi

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«Una butta pagina di sport»: commenti all'insegna dell'autocritica sia a Torpè che a Silanus, il giorno dopo la rissa in campo che domenica pomeriggio ha fatto finire una partita di calcio nelle pagine di cronaca nera, con tre tre giocatori (Setefano Siazzu, Giovanni Testoni e Marco Cossu) finiti all'ospedale. Mentre Cossu e Siazzu, sono stati medicati e dimessi, Testoni ieri mattina è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per ricomporre la frattura al setto nasale. Mentre, al di là dei torti e delle ragioni difficili da scremare nelle versioni contrapposte, i dirigenti delle società sportive e gli amministratori comunali dei due paesi, buttano acqua sul fuoco e sono impegnati a evitare uno scontro tra comunità cercando di ricomporre la pericolosa frattura, con proposte di riconciliazione reciproca.
GLI OSPITI ACCUSANO Uno spirito pacificatore che anima prima di tutto il sindaco di Silanus Luigi Morittu e la sua collega di Torpè Antonella Dalu. Diverso, comunque, il punto di partenza e l'attribuzione delle responsabilità. «Io alla trasferta di Torpé non ho preso parte, ma in base a quanto ha raccontato mio figlio (che milita nella formazione del Silanus) - dice il primo cittadino del centro del Marghine - i nostri ragazzi sono stati aggrediti prima dai giocatori avversari e poi anche da un gruppo di tifosi. Il portiere è stato inseguito per tutto il campo riuscendo a evitare la furia di un aggressore, conquistando lo spogliatoio in extremis».
TORPÈ CONTRATTACCA «Da quando seguo il calcio non ho mai sentito di episodi di questo tipo nel nostro paese», replica Antonella Dalu: «Non è il primo anno che la nostra squadra si trova nelle condizioni di dover lottare per non retrocedere, ma lo ha sempre fatto con un atteggiamento leale verso ogni avversario. Oltretutto conosco i dirigenti e l'allenatore, gente che si è sempre distinta come mediatrice e mi viene difficile pensare che domenica pomeriggio, dopo aver vinto una partita importantissima per la salvezza, abbiano voluto innescare la rissa».
DIFFICILE MEDIAZIONE Versioni contrapposte che comunque non condizionano la volontà di archiviare l'incidente come una brutta parentesi magari, idea condivisa da entrambi i sindaci, con una partita amichevole che si concluda con una vera festa. Per sapere se l'iniziativa potrà attecchire, bisognerà però attendere che scemino le tensioni sul fronte sportivo. Entrambe le società sono infatti ancora determinate nel difendere le proprie ragioni e accusare gli avversari. Il presidente del Silanus Franco Virde parla infatti apertamente di «premeditazione», anche perché «durante la gara di andata che in casa vincemmo per 6 a 1 alcuni di loro ci fecero intendere che la trasferta di Torpè per noi non sarebbe stata una passeggiata. Sapevamo insomma che erano irritati, ma non pensavamo affatto che potesse finire in questo modo».
PALLA AI CARABINIERI La rissa è scoppiata quando la gara era ormai agli sgoccioli e il Torpè, in quel momento vinceva col risultato di 3 a 2. «Parlare di aggressione premeditata è doppiamente offensivo - replica il presidente del Torpè Giovanni Capra - sono stati i giocatorui del Silanus a cercare la rissa quando hanno saputo che il Burgos vinceva contro il La Caletta. Noi in quel momento avevamo in tasca tre punti pesantissimi per la salvezza e quindi non avevamo alcun interesse a innescare uno scontro fisico. Non è vero poi che alcuni tifosi sono entrati in campo: alcuni dirigenti vedendo quanto stava succedendo hanno deciso di intervenire per cercare di separare i contendenti». Intanto sulla vicenda è stata aperta un inchiesta. I giocatori che hanno subito le lesioni hanno infatti presentato querela ai carabinieri che si sono immediatamente messi al lavoro per cercare di chiarire la dinamica dei fatti, sentendo decine di testimoni.
REFERTO ARBITRALE Anche sul fronte della giustizia sportiva, la vicenda avrà senz'altro delle ripercussioni. Entrambe le squadre rischiano di vedersi inflitta la sconfitta a tavolino: sarà decisivo il rapporto del direttore di gara, forse l'unico in grado di raccontare una versione non di parte.
Fabrizio Ungredda

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