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L'unione sarda. «In Europa con un occhio all'Isola»

Barracciu (Pd): lascio la Regione, ma forse non sarà un addio

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Già lo squillo esotico nella cornetta, se la si chiama al cellulare, tradisce Francesca Barracciu: è a Strasburgo per l'Europarlamento, e continuerà a dividersi tra quella sede e Bruxelles. Da domani saranno ufficiali le sue dimissioni dal Consiglio regionale (subentra Efisio Arbau, che nel 2010 ha lasciato il Pd e fondato La base): ha scelto il seggio lasciato da Rosario Crocetta, seconda eurodeputata sarda dopo l'Idv Giommaria Uggias. Ma, pur senza sbilanciarsi, non nega l'ipotesi di un ritorno alla Regione come candidata presidente: «Diciamo che non mi sono mai piaciuti gli addii...», confessa la vicesegretaria del Pd.
Perché 3 mesi per scegliere?
«Volevo capire se, con un solo anno di legislatura europea, potevo essere utile per la Sardegna. Sa, in teoria avrei dovuto ereditare il posto di Crocetta nelle commissioni su libertà civili e crimine organizzato».
E non le andavano a genio?
«Da sarda, meglio lavorare in commissione sviluppo regionale e in quella dell'agricoltura. Alla fine le ho ottenute: se no forse non avrei accettato».
Però finora aveva il doppio incarico.
«Ma senza l'indennità da europarlamentare. La riceverò solo dopo l'uscita ufficale dal Consiglio. Anche da sindaco di Sorgono, per 5 anni ho rinunciato allo stipendio perché ero anche consigliera regionale».
Su questi temi ha avuto un forte scontro via web con l'area vicina a Renato Soru. È rimasta in cattivi rapporti con lui?
«Non ho problemi di rapporto con nessuno, e la stagione dei contrasti interni al Pd me la sono lasciata alle spalle. Però, quando su Facebook le tifoserie hanno oltrepassato la decenza, ho dovuto rispondere».
Ci spieghi meglio perché ha accettato l'Europa.
«Anche per rispettare il mandato dei 117mila sardi che mi hanno votato nel 2009. Ha senso stare qui solo per lavorare per la nostra terra».
Frase fatta: in Europa con un occhio alla Sardegna.
«Con entrambi gli occhi, la testa e il cuore. Pronta, se è necessario, a votare contro le indicazioni del mio gruppo».
Difficile da credere.
«È già successo oggi (ieri, ndr ): ho detto no alla proposta sulle emissioni di Co2, perché farebbe salire i costi energetici per le nostre industrie».
Su quali temi si impegnerà?
«Sto già lavorando sulla peste suina. Collaborerò con Regione e Comuni, pur senza fare sconti. In commissione agricoltura, dove sono l'unica italiana col presidente Paolo De Castro, c'è anche il tema della pesca».
Nell'altra , invece, si parla dei fondi europei per le regioni.
«Non solo: la battaglia delle battaglie è il riconoscimento vero dell'insularità».
Perché dovrebbe riuscire lei, ultima arrivata, su un nodo già affrontato da molti altri?
«Non ho la presunzione di riuscire da sola. Ma è un dovere provarci. L'assenza decennale dei sardi dal Parlamento ha fatto sì che il tema non sia tra le priorità dei gruppi politici».
Lei non è invece una grande tifosa della zona franca, proposta dal governatore Cappellacci.
«Non è un tema su cui essere tifosi o avversari: bisogna partire dai paletti giuridici. Ribadisco che la zona franca integrale, come la intende Cappellacci, non si può fare e non sarebbe neppure conveniente».
Questo le ha attirato, sul web, i duri attacchi dei comitati.
«Sono apertissima a un confronto con i movimenti che giustamente invocano scelte di sviluppo. Ma respingo chi individua nemici, insulta, minaccia».
Come si favorisce, lo sviluppo di cui lei parla?
«La precondizione è un clima di rappacificazione tra i sardi, pur nelle varie posizioni politiche. Non è rinviabile un nuovo modo di intendere l'autonomia, vista come diritti ma anche assunzione di responsabilità sempre maggiori, mai più in senso solo rivendicazionista».
Quello al Consiglio regionale è un addio o un arrivederci? Si dice che lei possa candidarsi alla presidenza della Regione.
«Non mi sono mai autocandidata a nulla e non lo farò ora. Non mi sono neppure mai tirata indietro quando mi è stato chiesto di assumermi delle responsabilità. E comunque non mi sono mai piaciuti gli addii».
Giuseppe Meloni

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