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L'unione sarda. Avvelenò il suocero: otto anni

Severa condanna per l'uomo di Capoterra fidanzato a Olzai

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Condannato a 8 anni e 8 mesi di carcere: Gianfranco Sanzone, 42 anni, di Capoterra, è colpevole di tentato omicidio perché cercò di avvelenare il suocero. La vittima designata era Gesuino Mameli, 72 anni di Olzai, padre di Angela Maria che all'epoca dei fatti (il 19 gennaio 2012) era la fidanzata di Sanzone.
LA SENTENZA Il gup di Nuoro Silvia Palmas ha pronunciato il verdetto ieri pomeriggio, a conclusione del processo con rito abbreviato, dopo aver ascoltato la requisitoria del pm Andrea Schirra che aveva sollecitato 13 anni e 8 mesi e l'arringa dell'avvocato di parte civile Oliviero Denti. In aula era presente anche Mameli, l'anziana vittima che si era sentito male dopo una cena in compagnia di Sanzone tanto da finire in ospedale in coma farmacologico. Non ha convinto il magistrato la tesi del difensore, l'avvocato Teresa Camoglio che fino alla fine ha messo l'accento sulla presunta natura indiziaria di un processo che, in base alla sua ricostruzione, non sarebbe suffragato da prove.
L'ACCUSA Secondo il pm invece le prove c'erano. Ed esisteva un movente ben preciso, di natura economica. Secondo gli inquirenti le intenzioni di Sanzone erano infatti quelle di mettere le mani su un'eredità di 250 mila euro più una casa che Mameli gli avrebbe confidato di essere in procinto di ricevere. Congettura che però si era incrinata perché sia Angela Maria sia il fratello Giovannantonio in udienza avevano di fatto negato la presenza di lasciti. Il fatto non sussiste invece rispetto al malore accusato da Mameli due settimane prima di quel 19 gennaio, che era stato interpretato dall'accusa come un primo tentativo di avvelenamento.
LE PERIZIE L'ultimo capitolo del processo, ieri, ha registrato la deposizione dei periti Francesco Serra e Daniela Peana, per accusa e difesa. La seconda in particolare era chiamata a valutare se il principio attivo del Laroxyl, il medicinale - di cui Sanzone ha ammesso di essersi disfatto poco prima di recarsi in caserma dove era stato convocato - fosse compatibile con le benzodiazepine rinvenute nell'organismo di Mameli. L'esperta ha affermato che in realtà il Laroxyl contiene amitriptilina cloridrato ma non benzodiazepine. Tale circostanza ha indotto il giudice a escludere che il reato sia stato commesso con l'utilizzo di sostanza venefica, ma non a rigettare l'ipotesi di colpevolezza di Sanzone, a carico del quale sono stati evidentemente ravvisati elementi sufficienti per arrivare alla condanna.
AMORE AL VELENO Gianfranco Sanzone e Angela Maria Mameli si erano conosciuti a metà dicembre 2011 attraverso un'inserzione sul Baratto. Per quattro giorni avevano comunicato via sms, poi il giovane aveva manifestato il desiderio di conoscere di persona la donna che aveva risposto al suo annuncio. Nel periodo di Natale i due si erano dati appuntamento a Capoterra dove avevano trascorso un paio di giorni nell'abitazione dei genitori di Sanzone. In un primo momento quest'ultimo aveva nascosto alla futura compagna il suo vero cognome, dicendole di chiamarsi Serra, perché, come ha poi spiegato in seguito, aveva paura di essere respinto: se le avesse rivelato le vere generalità lei sarebbe potuta risalire ad alcuni nei del suo passato.
UN SEQUESTRO NEL PASSATO Un anno prima infatti era stato arrestato, e poi condannato a 14 mesi, per il sequestro della ex moglie da cui poi si era separato. A fine dicembre i due si erano spostati a Olzai. In casa Mameli Sanzone aveva trascorso poco più di 15 giorni. Poi lo svenimento di Mameli, la corsa al San Francesco, il rilevamento di un eccesso di benzodiazepine nel sangue. A ottobre 2012 per Sanzone - tutt'ora agli arresti domiciliari - erano scattate le manette.
Francesca Gungui

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