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L'unione sarda. Leonardo non ce l'ha fatta

Morto dopo 7 giorni il bambino vittima di un frontale

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di Andrea Piras
La vita l'ha abbandonato ieri, alle otto del mattino. Gettando ancora una volta nel dolore, sempre più crudele e insopportabile, il giovane padre Roberto Uccheddu. Non ce l'ha fatta Leonardo, il piccolo di 10 mesi, vittima di un terribile incidente stradale avvenuto sette giorni fa sulla pedemontana Uta-Assemini in cui era morta sua madre, Manuela Tuveri, 32 anni di Sardara.
LE LESIONI Troppo gravi le ferite, troppo profonde le lesioni cerebrali subite quando l'auto su cui viaggiava, seduto nel sedile posteriore della Renault Megane condotta dalla mamma, si è schiantata frontalmente contro un camion. Manuela Tuveri era morta sul colpo, lui era stato trasferito immediatamente all'ospedale Brotzu di Cagliari e ricoverato in Rianimazione. In fin di vita. In quel reparto dove i medici hanno tentato l'impossibile per strapparlo alla morte, consci della gravità delle lesioni, dell'edema cerebrale che non dava molta speranza.
LE SPERANZE Serviva il miracolo . Ma anche Roberto Uccheddu, il padre, che per sette lunghi giorni non ha mai smesso di assisterlo, sapeva del rischio che il bambino correva. I chirurghi che l'avevano per due volte operato «per ridurre la pressione endocranica e l'edema cerebrale», come ha ricordato ancora ieri la responsabile della rianimazione, la dottoressa Alessandra Napoleone, avevano messo al corrente il papà di Leonardo di quanto difficile sarebbe stato salvare il bimbo. Da quella drammatica mattina di mercoledì 10 aprile, Leonardo era mantenuto in coma farmacologico. La sorte ha voluto che a distanza di una settimana esatta, il suo respiro cessasse. Si spegnesse nel suo piccolo petto.
IL SACERDOTE Ieri pomeriggio don Sandro Zucca, parroco della chiesa di Sant'Efisio di Capoterra, ha raggiunto la camera mortuaria del Brotzu per portare parole di conforto a Roberto Uccheddu e ai familiari del giovane operaio, ma anche ai genitori e ai fratelli di Manuela Tuveri, i cui funerali sono stati celebrati giovedì scorso dal sacerdote in una chiesa affollatissima, frequentata da conoscenti ma anche da tanti capoterresi che hanno voluto partecipare al dolore di questa famiglia distrutta in uno schianto.
LE VITTIME Salgono dunque a due le vittime di quel frontale tra la Renault Megane Scenic di Manuela Tuveri e un tir-frigo con al volante un autotrasportatore rumeno di ventotto anni, sbarcato a Cagliari un'ora prima e diretto a Macchiareddu per scaricare le merci. Percorreva la pedemontana dell'area artigianale, la stessa su cui viaggiavano, in senso contrario, Manuela e Leonardo. Erano le dieci del mattino ed era una bella, tiepida giornata di sole.
La donna aveva sistemato il suo bambino sul seggiolino nel sedile posteriore della Megane e si era lasciata alle spalle la casa di Mangioi alto, il quartiere di Capoterra abitato da tante giovani coppie. Come lei e Roberto, che a giugno del 2012 avevano vissuto una seconda, immensa felicità con la nascita di Leonardo. Manuela quella mattina doveva raggiungere il fratello Enrico (che si era sposato pochi giorni prima a Sardara) alla Corte del Sole per fare, insieme, alcune commissioni. A Sestu madre e figlio non sono mai arrivati. Il loro viaggio si è fermato sulla provinciale 2 di Macchiareddu, la famigerata pedemontana che già in passato aveva mietuto altre vittime, che era stata teatro di gravissimi incidenti. Inutili le telefonate, i tentativi con il cellulare di mettersi in contatto con la sorella, in evidente ritardo. Enrico ha percorso la statale 131 e poi la pedemontana, la strada che Manuela utilizzava per “tagliare” il tragitto. La Renault grigia era un ammasso di lamiere. Sventrata da un grosso camion contro cui era piombata. Manuela era morta sul colpo. Leonardo l'avevano liberato i primi soccorritori e accompagnato d'urgenza in ospedale. È lì, dopo l'arrivo delle pattuglie della Polstrada, dei vigili del fuoco, delle ambulanze del 118, che si è catapultato Roberto Uccheddu. Impietrito davanti allo spettacolo crudele della morte, della tragedia. Suo figlio era lontano. Già ricoverato in quell'ospedale dove per sette giorni il giovane padre di Capoterra ha atteso di poter riabbracciare il bambino. L'ha fatto, ieri mattina dopo le otto. Stringendo il corpicino senza vita di Leonardo.
IN MUNICIPIO Ieri il sindaco di Capoterra, Francesco Dessì, ha proclamato il lutto cittadino. Oggi alle 15,30, a San Pietro, si svolgeranno i funerali.

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