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L'unione sarda. Brigadiere stangato: 86 mila euro

CORTE DEI CONTI. Stipendi pagati al collega rimasto invalido e Fiat Punto distrutta: è danno erariale

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Ebbe un incidente assieme ad un collega, rimasto poi gravemente ferito e congedato dalla Guardia di Finanza. Per i giudici della Corte dei Conti, il brigadiere Gianfranco Piras (59 anni di Irgoli) è responsabile di una serie di comportamenti gravemente colposi: dunque dovrà restituire al Ministero delle Finanze, da cui dipendono le Fiamme Gialle, più di 86 mila euro (il costo della Fiat Punto andata distrutta e gli stipendi pagati al collega durante gli otto mesi di convalescenza prima del congedo).
Difeso dagli avvocati Basilio Brodu e Gianfranco Mattana, il finanziere è stato condannato dal collegio presieduto dal giudice Mario Scano (a latere i consiglieri Antonio Contu e Maurizio Massa) che ha accolto le richieste del pm Antonietta Bussi di rimborsare allo Stato 86,585,49 euro (dei quali 2300 per l'auto).
La vicenda risale all'8 marzo 2008, quando i due brigadieri della Finanza uscirono di strada, finendo in una scarpata, lungo la statale 125 a pochi chilometri da Orosei. Avevano ricevuto l'ordine di controllare, sino alla mezzanotte, l'emissione di scontrini in alcune attività della zona, ma secondo gli accertamenti dei Carabinieri l'incidente si sarebbe verificato alle 2,45 del mattino. Tutti gli occupanti dell'auto rimasero feriti, ma ad avere la peggio fu il secondo brigadiere: 3 mesi in rianimazione all'ospedale San Francesco, altri 150 giorni di riabilitazione e poi il congedo definitivo dall'arma a fine 2009 per l'invalidità riportata.
Chiamato a rispondere di “ubriachezza in servizio aggravata” e “violata consegna aggravata” davanti al Tribunale Militare, la prima accusa per Piras cadde in appello (non essendo più in servizio quando venne accertata l'assunzione di alcolici). Assolto anche dal Tribunale di Nuoro dalla guida in stato d'ebbrezza (non essendoci la prova che ci fosse lui al volante al momento dell'incidente), per i giudici della Corte dei Conti, invece, il finanziere dovrà rimborsare lo Stato perché la sua condotta colposa è dimostrata: sia la violata consegna che il mancato ritorno in caserma per restituire l'auto a fine servizio, oltre che l'assunzione di alcolici e la guida pericolosa «effettuata direttamente - scrivono i giudici - o permessa ad altri del veicolo di cui era responsabile quale capo pattuglia e autista». Depositata la sentenza, potrà fare ricorso.
Francesco Pinna

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