Oltre 1700 litri di latte finiscono nell'inceneritore, prelevati ieri a mezzogiorno dalle sette aziende di Noragugume poste sotto sequestro dalla Procura di Oristano per colpa della misteriosa nube nera. Arrivano intanto le prime segnalazioni di capi con difficoltà respiratorie. D'obbligo nuovi controlli dei veterinari della Asl che seguono la situazione assieme ai tecnici dell'Arpas, tornati nella zona, a ridosso dell'area industriale di Ottana, per effettuare nuovi prelievi necessari a dare certezza sulla natura della polvere nera. Gli esiti parziali parlano di particelle di carbonio, nocive per inalazione, non al tatto.
TRASFERIMENTI Le sette aziende sono destinatarie di disposizioni che prevedono il trasferimento delle 4000 pecore. Dove non è chiaro. «Come si fa a spostare un gregge di 800 pecore? Si rischia di contaminare anche altri pascoli. E poi come si fa mungerle se non ci sono strutture adeguate?», domanda Mario Tolu. Dà voce agli allevatori di Noragugume, Fonni e Sarule toccati dalla vicenda. Lui, intanto, si affida a un avvocato di fiducia. «Confidiamo nella magistratura che ha fatto benissimo a disporre il sequestro. Ci riserviamo ogni tipo di azione legale una volta che l'Arpas accerti la sostanza da cui si potrebbe risalire al responsabile», annuncia il suo avvocato, Gianuario Pilatu.
RISARCIMENTI «Con il sequestro da parte della magistratura l'agricoltura paga un prezzo altissimo e senza avere certezza su eventuali risarcimenti», commenta Simone Cualbu, presidente della Coldiretti Nuoro Ogliastra. «Quello della Procura è un atto dovuto a tutela delle imprese agricole e dei consumatori. Ora però, oltre a sapere quanto prima la fonte della polvere nera, queste aziende di cosa camperanno? Chi dovrà risarcire le mancate produzioni? Chiediamo un immediato intervento della Regione affinché l'economia agropastorale della piana di Ottana non abbia un colpo mortale», sottolinea il direttore Aldo Manunta. «La situazione è critica e bisogna dare risposte il prima possibile. Una volta che verranno individuati i responsabili, non esiteremo a chiedere adeguati risarcimenti».
CENTRALE ELETTRICA «Il sopralluogo delle autorità competenti si è risolto al momento positivamente», dice Paolo Clivati, patron della centrale elettrica di Ottana. L'autorità giudiziaria - spiega - ha disposto il divieto d'uso di un serbatoio di riserva, privo della certificazione del costruttore, estraneo alle indagini non essendo mai stato utilizzato nel 2013. Clivati annuncia di aver dato incarico a una società di ricerca ambientale per simulare le emissioni della notte del 14 aprile (quando ci fu il boato) con tutti i dati, soprattutto metereologici. E anche di aver incaricato i suoi legali di verificare l'eventuale reato di procurato allarme e diffamazione verso la sua azienda.
SINDACATI E CONFINDUSTRIA «Esprimiamo vicinanza all'imprenditore, ai tecnici e ai lavoratori della centrale elettrica di Ottana. E piena solidarietà nei confronti delle imprese agricole coinvolte», scrivono in una nota congiunta Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Invitano a evitare allarmismi e strumentalizzazioni: «Potrebbero apparire come un atteggiamento anti-industriale in un contesto in cui fare impresa è sempre più dificile». ( m. o. )
