Magari pensava che quella dichiarazione - che suonava di captatio benevolentiae nei confronti dei suoi tesserati friulani - non avrebbe varcato i confini del Nord-Est. Oppure, come un qualsiasi ex premier, pensa davvero di essere stato equivocato. Sta di fatto che la frase di Raffaele Bonanni (da Bomba - Chieti -, classe 1949, di professione segretario generale della Cisl), battuta dall'Ansa alle 14.10 di ieri, sembrava non poter essere equivocata: «L'autonomia del Friuli Venezia Giulia è l'esempio più fulgido di come le riforme istituzionali dovrebbero essere affrontate, non come accade in Sardegna o Sicilia, dove l'autonomia dovrebbe essere abolita. Chi ha detto che le Regioni devono somigliare agli Stati e non devono rendere conto a nessuno?».
Ci sono poche cose che possono far scattare i sardi come una molla, con insospettabile unanimismo. Questa si è rivelata una di quelle. Per primo, alle 15.34, si fa sentire il deputato del Pdl Mauro Pili : «Le dichiarazioni di un leader sindacale che straparla sull'autonomia regionale sarda sono la dimostrazione dell'incompetenza con la quale certi esponenti nazionali parlano con ignoranza e demagogia gratuita della specialità della Sardegna». Ma è solo un'avanguardia. Il governatore Ugo Cappellacci è visibilmente infastidito: «Se l'Autonomia della Sardegna ricalcasse veramente un modello di carattere statale, avremmo avuto meno difficoltà a risolvere le questioni ancora aperte con un Governo nazionale che nel corso degli anni si è dimostrato a dir poco restio a riconoscere diritti e aspettative legittime di un popolo che non vuole privilegi, assistenzialismo, ma solo quanto gli spetta per camminare con le proprie gambe». Il senatore del Pdl Emilio Floris pretende risposte chiare: «Giusto che ognuno esprima il suo parere ma vorrei proprio sapere a nome di chi Bonanni abbia espresso quel concetto così arretrato e superficiale. Spero che il suo pensiero non impegni la Cisl, soprattutto nelle sue espressioni sarde».
Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Giampaolo Diana , che è stato segretario generale della Cgil nell'Isola, ci va giù duro: «Non capisco, come si possano dire stupidaggini del genere, con una semplicità così disarmante e tanto sconfortante. Bonanni mi ricorda il protagonista del capolavoro di Salvatore Satta che, in occasione di un litigio con la moglie, le dice: “Tu zitta! Sei al mondo solo perchè c'è posto”. Anche a Bonanni non farebbe male pensare prima di parlare». L'europarlamentare Pd Francesca Barracciu è caustica: ««L'unica autonomia della quale Bonanni dovrebbe rendere conto è quella che segna la distanza tra il segretario nazionale della Cisl e il lavoro che non c'è in Italia come in Sardegna».
Giacomo Sanna , capogruppo (dimissionario) dei sardisti in Consiglio è sarcastico: «Concordo pienamente con quanto affermato da Raffaele Bonanni, l'autonomia è, infatti, superata e alla Sardegna serve l'indipendenza». La presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo non le manda certo a dire: «Le parole in libertà, come quelle espresse da Bonanni sull'esercizio dell'autonomia in Sardegna sono zeppe di luoghi comuni e del tutto prive di senso reale e, quindi, fuorvianti. La Sardegna vive oggi una tale condizione di arretratezza e sottosviluppo proprio a causa delle mancate risposte dello Stato, come nella vicenda delle entrate fiscali, tanto che appare quest'ultimo a voler abbandonare l'Isola al suo destino e non il contrario». Il parlamentare del Pdl Salvatore Cicu non è da meno: «Non è attraverso delle proposte di rottura che si costruisce un percorso di riforma istituzionale condiviso. L'attacco del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, nei confronti dell'Autonomia della Regione Sardegna non solo va respinto con chiarezza, ma conferma ancora una volta quel tentativo di indebolimento politico alla nostra specialità, in atto da diversi anni al di fuori della nostra Isola». Michele Cossa (Riformatori) la butta in politica: «Ogni tanto ci provano: era già la posizione di Brunetta quand'era ministro. Ma sono parole fuori luogo, che dimostrano una conoscenza approssimativa della storia istituzionale passata e recente della nostra Isola». Da Gianfranco Scalas (Fortza Paris) una ferma condanna: «Proviamo disagio profondo e totale disapprovazione per le superficiali espressioni del segretario generale della Cisl». Gli indipendentisti non aspettavano altro per issare la loro bandiera: «L'Italia affonda davvero, neanche i suoi sindacalisti sanno più cosa dire, e non si informano neanche prima di parlare perchè altrimenti qualcuno lo avrebbe informato che la Sardegna non è un peso economico per lo stato Italiano ma anzi vanta crediti che lo Stato non riuscirà mai a pagare», dice Bustianu Cumpostu . Il sardista Paolo Maninchedda è breve ma incisivo: «Non basta essere sindacalisti per essere intelligenti». Durissima Claudia Zuncheddu : «Da questa dichiarazione trapela la volontà di fare pulizia etnico-politica della Sardegna, omologandola ufficialmente all'Italia. La nostra storia, la lingua e la cultura ci dicono che non siamo italiani». Doddore Meloni è provacatorio: «Per risparmiarci ulteriori danni è meglio che se ne vada in pensione. Si rivolga ai suoi sodali e si faccia promotore di un disegno di legge dove l'Italia diventi un Land tedesco e lasci la Sardegna al popolo sardo». Il consigliere regionale Pdl Carlo Sanjust : «Il sindacato, per come è stato declinato in questi anni, andrebbe abolito ben prima dell'autonomia».
In tarda serata il tentativo di marcia indietro di Bonanni: «Mi dispiace che ci sia stata questa reazione così violenta. Non sono mai stato contro l'autonomia della Sardegna. Evidentemente le mie parole sono state travisate o riportate solo in parte. Non ho mai detto di abolire le regioni a statuto autonomo, ma di cambiare il Titolo V della Costituzione e l'attuale sistema che regola alcuni poteri delle Regioni». Prima ancora ci aveva pensato il segretario della Cisl sarda, Mario Medde , a provare a sfumare i toni: «L'autonomia speciale così come è stata declinata in questi anni è ormai innegabilmente logorata e superata, tanto che la Regione non riesce più ad essere soggetto di regolazione dei bisogni dei sardi. Non sono in discussione autogoverno e storiche aspirazioni dei sardi, ma questa autonomia».
Anthony Muroni
