Piglio deciso. Presenza affascinante negli uffici dell'amministratore unico della Tossilo spa e del commissario liquidatore del consorzio industriale di Macomer, almeno fino a marzo. Poi le dimissioni. Ieri la drammatica uscita di scena, per sempre. Bruna Farci, 46 anni, ha deciso di chiudere con Macomer e con il mondo. Lo ha fatto a Maracalagonis, paese dei genitori di cui lei si prendeva cura. La tragedia ha lasciato sotto choc una cittadina alle prese con le ultime frenesie preelettorali.
SGOMENTO «Sono molto dispiaciuto. Se chiunque di noi lo avesse intuito questo dramma non ci sarebbe stato». Parole del sindaco Riccardo Uda che con Bruna Farci ha avuto uno scontro perenne. Altri sono ammutoliti, increduli.
DOPPIO INCARICO Bruna Farci, sposata a un dentista di Macomer da cui si è separata un anno fa, funzionaria regionale, è stata nominata amministratore unico della Tossilo spa, la società che si occupa dell'inceneritore e della discarica di Macomer. Incarico arrivato lo scorso giugno con una delibera dell'assessorato regionale all'Industria dopo che ad aprile 2012 era scaduto il consiglio di amministrazione. Lei, dal 2009 commissario del Consorzio, era sostenuta dal Pdl, soprattutto dal vicesindaco Giovanni Biccai, e dal gruppo Unidos di Mauro Pili. Il sindaco sardista Uda ha subito contestato la sua nomina sostenendo da una parte la necessità di liquidare la Tossilo e dall'altra l'inopportunità del doppio incarico come commissario del Consorzio e amministratore di una società che lo stesso ente controllava. Anche altri le rimproveravano il doppio ruolo. Lei replicava con fermezza mentre lo scontro istituzionale si trascinava sullo sfondo di una partita di gran peso e molto contestata: quella del nuovo inceneritore.
LE DIMISSIONI A marzo la resa. Bruna Farci si è dimessa da commissario liquidatore del Consorzio, ma ha mantenuto l'altro incarico. Nel frattempo, però, aveva mandato avanti la gara da 42 milioni di euro per realizzare il nuovo inceneritore, nonostante la contestazione, la mobilitazione di un comitato e tre ricorsi, compresi quelli accolti dalla Commissione europea. Una partita enorme tra tanti interessi e pressioni. Lei, che aveva tenuto testa al fronte della contestazione, a marzo annunciava l'abbandono per motivi personali. Chi le era vicino aveva colto la sofferenza quotidiana, forse acuita dai battibecchi politici ma anche da una rincorsa affannosa a un equilibrio interiore che si stava sbriciolando. Dopo la separazione, appena poteva correva verso Maracalagonis, dai genitori ammalati. Ma Tossilo, con le battaglie annesse, le risucchiava energie che forse lei cercava per se stessa. Alla fine il crollo, in silenzio.
Marilena Orunesu
