Dall'Istituto Zooprofilattico di Sassari non è arrivato l'atteso referto dei test sui campioni di latte e così, dopo la comunicazione dei risultati molto molto parziali degli esami sulla polvere nera, un altro giorno è passato. Nelle otto aziende agricole investite dalla misteriosa nube e poste sotto sequestro il 18 aprile scorso, anche ieri il latte è stato buttato via. Mentre, d'altro canto, cresce la preoccupazione dei 250 operai della centrale elettrica, nonché lo sconcerto dei sindaci di Ottana e Noragugume che non hanno ancora ricevuto notizie ufficiali.
I RITARDI «I risultati sono ancora parziali? Ma non è possibile». Vincenzo Migaleddu, radiologo sassarese, è il coordinatore regionale dell'associazione “Medici per l'Ambiente”. Ha seguito sui giornali la storia della nube che il 15 aprile ha tinto di nero i pascoli a due chilometri dall'area industriale di Ottana. «È impensabile che, a distanza di tanti giorni, ancora non ci siano i risultati - avverte -. Purtroppo, quando accadono fatti del genere, emergono tutte le lacune del sistema pubblico di controllo». Giovedì scorso l'Arpas ha comunicato alla Procura di Nuoro e al Dipartimento di prevenzione dell'Asl i «risultati parziali» degli esami sui campioni di polvere nera prelevati sul vello delle pecore, sull'erba, sulle macchine agricole, sul terriccio. Idrocarburi alifatici-Carbonio 3, 20 e 30, questa la classificazione chimica del composto riconducibile alla famiglia del petrolio. Sostanze che potrebbero essere derivate da una cattiva combustione e il cui livello di pericolosità per la salute non può essere ancora valutato. «Gli idrocarburi - sottolinea Migaleddu - sono pericolosi comunque». Dall'Arpas di Nuoro (i campioni vengono analizzati nei laboratori di Portoscuso e Sassari) ripetono che si tratta di «esami complessi» e che «la scienza e la tecnica analitica sono nei tempi». Un ritardo inammissibile, avverte invece il coordinatore di “Medici per l'Ambiente”.
LA CENTRALE ELETTRICA «Io sono sereno. Attendo i risultati completi delle analisi», dice Paolo Clivati, patron di Ottana Energia. È qui, nella centrale elettrica, che da ormai quasi due settimane si è concentrato il lavoro degli inquirenti. La Forestale e i militari del Noe hanno esaminato i registri delle emissioni e posto sotto sequestro i carichi di cenere catturata dall'elettrofiltro sistemato tra la caldaia e il camino. Carichi destinati allo smaltimento nei siti autorizzati della penisola. È da qui, dalla centrale elettrica, che la notte di domenica 14 aprile, arrivava il boato udito a Ottana. È entrata in funzione la valvola di sicurezza della caldaia, è stata la spiegazione. Clivati attende i risultati delle analisi dell'Arpas, ma anche quelli dei test che ha commissionato a un laboratorio della penisola. Esami sulla centralina meteo per capire quali correnti di vento c'erano la notte del 14 aprile, e altri sulle emissioni. «Questi sono giorni difficili per tutti: per i pastori e per i lavoratori della centrale elettrica. Io, comunque, sono sereno».
Piera Serusi
