Chi non perde il sorriso campa cent'anni. Parola di Giovanni Maria Brilla di Oniferi, classe 1913. Un secolo il 19 marzo, viaggia per i 101 con la tempra di un giovanotto. Come dunque dargli torto quando si definisce «unu pizzinnu de s'etade mea», un ragazzo. Oggi in paese sarà festa grande, messa alle 11 e poi pranzo comunitario. E quando incontra qualcuno lui dice: «Mì che ti aspetto al mio compleanno».
IL SORRISO Ne ha visto di acqua passare sotto i ponti, tziu Juvanne, e il segreto per non appendere al chiodo la propria anima sta in un raro spirito di adattamento. Così è il primo a sottolineare che «inoche isto bene», ora che l'inverno lo passa a Nuoro a casa della figlia, in mezzo al verde di Corte, insieme a Giuseppina la moglie, sua compagna da 69 anni, di 12 più giovane di lui. Eppure all'inizio a Nuoro non ci voleva venire, non la voleva proprio lasciare la sua Oniferi. Ma cent'anni di allegria e tribolazioni gli hanno insegnato che la cosa migliore è attingere il positivo dai fuori programma dell'esistenza: «Ogni giorno mi alzo presto e faccio tre chilometri a piedi», fa sapere mentre gli scappa l'ennesima risata, «torno a mezzogiorno e mangio di tutto». L'elisir di lunga vita è dunque questo? Di sicuro, lui, servo pastore, la pelle l'ha forgiata ben bene bisticciando con pulci, freddo, i pidocchi dei maiali, la pioggia che gli entrava nelle ossa mentre mungeva, e con quel pezzettino minuscolo di pane e frue che il padrone gli dava come viatico quando, a 10 anni, portava a pascolare il suo gregge.
IL DESTINO «Lo stomaco mi si restringeva tanto che ogni volta che tornavo a casa riuscivo appena ad assaggiare ciò che mi preparava mia mamma». Storie d'altri tempi, che danno la misura di quanto possa essere grande un uomo che prende di petto il proprio destino. Un cammino lastricato di vicende di campagna il suo. In cui non sono mancati nemmeno i tedeschi post armistizio 1943, «sparavano, malos, e io mi sono salvato solo perché strisciando sono arrivato fino al ponte di s'Istria». Un colpo di fulmine l'incontro con Giuseppina: «Passeggiate mano nella mano? Macché, cosa c'è di più romantico di una sera trascorsa in ovile sotto le stelle. Però con noi c'era sempre sua sorella, eh?».
Francesca Gungui
