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L'unione sarda. La Nuoro che cammina sui tacchi di Antonio Luciano

PERSONAGGI. Calzolaio da quarant'anni nel cuore della città

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A preservare l'arte del calzolaio sono rimasti in pochi, a far bene questo mestiere ancora meno. Antonio Luciano, 64 anni, da quaranta maneggia suole, tacchi e cuoio. Ha passato la maggior parte della sua vita a cucire e riparare calzature. Le sue abili mani hanno permesso a mezza Nuoro di camminare. Già, perché Luciano, così tutti lo chiamano, ha aperto la sua prima bottega da calzolaio in città negli anni settanta, dando prosecuzione all'antico mestiere che era del nonno paterno. «Ma devo le conoscenze a mio padrino», dice. «È lui che devo ringraziare per avermi insegnato un mestiere che per me è il più bello del mondo».
GLI ALBORI Luciano ha iniziato a maneggiare filo e cuoio, infatti, nella bottega di Frandedda, alias Antonio Ticca, che era appena tredicenne. Oggi Luciano fa il calzolaio quasi per hobby, tenendo fede ad una passione mai sopita: «L'attività di calzolaio evidentemente ce l'avevo nel sangue, ma se prima era un vero e proprio lavoro, oggi è diventata un'attività marginale. In quest'era di consumismo - prosegue - pochi vogliono spendere venticinque o trenta euro per una riparazione. Preferiscono gettare via le scarpe e comprarne di nuove. Anche se stiamo vivendo un brutto periodo di crisi».
SOS CUSINZOS In passato però Luciano il calzolaio, ha cucito e realizzato calzature per tutta Nuoro, in particolare dalla sua bottega in sa carrera Majore uscivano i classici cusinzos dei pastori. «Clienti particolari non ne ricordo - continua il calzolaio - mi restano in mente però dei lavori specifici per alcune persone che avevano seri problemi ai piedi. Gli ho fatto delle scarpe adatte, permettendogli di camminare senza dolore».
ARTIGIANO E POETA E nella sua bottega, nella parte bassa del Corso Garibaldi, intrisa dell'odore di colla, lucido da scarpe e cuoio appena lavorato, Luciano oggi impegna il suo tempo scrivendo poesie tra una piccola riparazione e l'altra. L'ultima fatica rimata l'ha dedicata allo zio Badore, scomparso di recente, che tutti a Nuoro conoscevano come Tziu Lilla. Così l'uomo chiamava infatti il suo cagnolino color caffellatte che tutti i giorni, ancora, vaga spensierato tra la via Majore e i Giardinetti. Nel cuore della Nuoro più antica e più vera.
Ma. T.

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