Ha riposato per poche ore. Prima dello tsunami di auguri e congratulazioni, Paolo Fadda ha ricevuto le chiamate riservate di Silvio Lai (leader del Pd sardo) e di Maurizio Migliavacca (coordinatore organizzativo nazionale), segno che qualcosa stava per avvenire da lì a pochi minuti. Dalle 23 di giovedì, quando la nomina è diventata ufficiale, il telefono non ha praticamente smesso di squillare. La prima giornata di Fadda da sottosegretario alla Salute (unico sardo in formazione dopo due governi di “pausa”) è stata frenetica. In mattinata è intervenuto a Quartu al congresso della Cisl. Nel pomeriggio è partito per Roma dove, alle 20, ha giurato.
Pronto per la nuova sfida?
«Non mi spaventa. Da unico sottosegretario, col ministro Lorenzin, sarò chiamato a un duro lavoro sia alla Camera che al Senato».
Qual è la salute della sanità in Italia?
«Il nostro è tra i migliori sistemi al mondo: non possiamo permetterci di smantellarlo. Una delle battaglie più importanti sarà quella di mantenere i livelli assistenziali senza ridurre la spesa».
E di quella sarda?
«Del Sud siamo la Regione più del Nord. Nel senso che nel Sud possiamo dire di vantare non poche strutture d'eccellenza».
L'Isola non aspetta risposte solo sulla sanità.
«Mi farò portavoce dei parlamentari sardi per portare subito all'attenzione del governo i nostri drammi».
Si confronterà con la Regione?
«Avrò un rapporto di grande e leale collaborazione».
Il ministro è del Pdl, lei del Pd. Si sente a suo agio?
«Un amico parlamentare del Pdl mi ha inviato un sms per congratularsi e mi ha scritto: in bocca al lupo, compagno democristiano . Penso che le larghe intese siano una grande occasione, a partire dalle riforme istituzionali. Ma anche per dimostrare che, davanti ai drammi della gente e alle soluzioni da individuare, si può andare d'accordo e lavorare insieme».
Che cosa ha influito sulla sua nomina?
«Bersani ha mantenuto gli impegni presi con l'Isola in campagna elettorale. Aveva promesso una compensazione rispetto alle candidature romane».
Ma il premier è Letta.
«Ho apprezzato che sia stato valutato il mio curriculum».
Però i rapporti con la corrente lettiana non sempre sono stati idilliaci.
«Ci sono stati dei momenti in cui nel partito, parlo in generale, ho contestato determinate scelte con lealtà, coerenza e linearità. Questo rafforza il convincimento che sia stata premiata una certa condotta».
Si riferisce alle elezioni?
«Anche. Era importante difendere un minimo di idealità dopo le primarie: sapevo in partenza di non essere tra gli eletti al Senato».
La sua nomina nel governo fa felice la componente democristiana del Pd sardo. Ma, più a sinistra, non tutti esultano. Lo sa?
«Devo essere grato alla direzione del Pd che ha voluto optare, per un settore così delicato, verso una scelta di esperienza».
Quante telefonate ha ricevuto?
«Diverse centinaia. È stata una giornata di fatica e di gioia, perché ho visto condivisione di amici e avversari».
Come l'hanno presa i suoi cari?
«I figli sono contenti, mia moglie un po' meno, perché sa che cosa mi attende».
Ora dovrà rinunciare alla corsetta mattutina.
«Se corre il ministro Lupi, come fa a non correre Fadda? Lo dico da maratoneta: basta alzarsi presto».
Lorenzo Piras
