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L'unione sarda. «Tasse giù su lavoro e imprese»

Bonanni: l'autonomia sarda deve produrre buoni frutti

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QUARTU Solide basi democristiane, una ricetta di sviluppo che non prescinde dal manifatturiero, dall'economia reale e da chi si sporca le mani con il lavoro. Raffaele Bonanni, numero uno della Cisl, incorona a Quartu, nella sala convegni dell'hotel Setar, la sua discepola Oriana Putzolu, che oggi diventerà la prima donna a ricoprire l'incarico di segretario dell'organizzazione in Sardegna, abbraccia un commosso Mario Medde, che lascia l'incarico dopo quattordici anni, e detta la linea. Con un messaggio di apertura al governo, «conosco Letta da molto tempo e ci accomuna la vicinanza sui temi sociali e poi è riuscito a comporre un governo con persone sobrie e mai coinvolte in polemiche esasperate». Poi l'attenzione si volge alla Sardegna e alla sua autonomia, per specificare meglio il suo pensiero, dopo la levata di scudi del mondo politico sardo, quando dal Friuli ha detto che questo valore era mal utilizzato nell'Isola.
Segretario, non dica che è stato frainteso.
«Guardi, io per estrazione sono localista, sturziano e il principio dell'autonomia è sacro per i sardi e per qualsiasi popolo ed è bene che ci sia. Solo che gli strumenti dell'autonomia vanno rinnovati e oggi si vede a occhio nudo che non sono al servizio dell'autonomia ma della nomenclatura. Sarò più chiaro: l'albero buono si vede dai frutti che fa e i sardi sanno perfettamente che i frutti spesse volte vengono da inefficienza, clientelismi, privilegi. Non sono altro che le parole dei sindacalisti sardi. Ecco perché non si giustifica quell'alzata di scudi: per me non è in discussione l'autonomia ma gli strumenti. Bisogna sradicare l'albero per fare in modo che uno nuovo possa trarre vigore dalla cultura popolare e autonomista sarda».
Non sarà che i dipendenti pubblici, anche quelli iscritti alla Cisl, non spingono sull'acceleratore delle riforme?
«Ogni volta che le classi dirigenti sono in difficoltà mettono innanzi i dipendenti pubblici, utilizzandoli come agnelli sacrificali per coprire una situazione ipertrofica, l'elefantiasi del potere. Ecco perché bisogna ristrutturare la macchina per far sì che siano in grado di dare risposte agli sconvolgimenti globali. E la Cisl da tempo parla di riforme, sia a livello locale che nazionale e oggi ha trovato una prima risposta nel lavoro dei saggi chiamati a operare dal presidente Napolitano. La Sardegna deve convocare un congresso della popolazione, in grado di ripiantare un nuovo albero autonomista».
Quale ricetta per il rilancio dell'Isola?
«Senza l'industria non si riesce a creare quella base di ricchezza che poi influenza anche gli altri settori, permettendo al turismo di svilupparsi».
Lei sa bene però che in Sardegna non si riesce a mantenere una fabbrica aperta.
«È incredibile che si siano perse così tante occasioni per migliorare l'efficienza dell'industria e abbattere i costi dell'energia. Dico una cosa: dell'insularità si deve fare carico lo Stato per garantire uguali condizioni a tutti i cittadini. Ma sulla questione energetica, è la classe politica sarda, la Giunta che si deve muovere: se c'è una centrale che produce elettricità a olio combustibile, con costi alti e inquinando, perché non si riesce a farla produrre a carbone, abbattendo i costi e riducendo le emissioni? La Regione può agire sulle autorizzazioni, deve prendere delle decisioni e se non si riesce a fare il Galsi, perché non puntare su un rigassificatore?».
Cosa pensa delle proteste popolari che stanno bloccando l'estrazione di gas della Saras?
«Dico che non si può avere quello che interessa senza farsi carico di tutto il resto e, lo ripeto, il turismo, da solo, non garantisce sufficiente ricchezza per far crescere l'economia nella sua globalità».
È d'accordo sulla proposta di rivedere la riforma Fornero?
«È un film già visto. Il governo deve dire cosa vuole fare e le parti sociali faranno le loro proposte. Non credo a revisioni ideologiche, come quella della legge Fornero: il governo e il parlamento sono lontani dalla cultura del lavoro».
Allora come garantire lavoro ai giovani?
«Ripartendo dall'economia e tagliando le tasse. Come stimolare il mercato interno, posto che non ci sono soldi, ma solo debiti? La risposta la dà il premio Nobel Stiglitz: tagliando le tasse. Restituendo i soldi ai cittadini, i consumi crescono e si finisce per incassare più tasse stimolando i consumi che aumentando le imposte».
Però, lei ha detto di non essere d'accordo al taglio dell'Imu.
«Non bisogna tagliare l'Imu, ma tagliare le tasse a lavoratori, pensionati e sulle imprese che investono. Poi, se si vuole tagliare l'Imu, lo si può fare, magari partendo dai giovani che hanno una sola casa».
È sicuro che la ricetta della caccia agli evasori sia quella giusta?
«Si deve pagare tutti per pagare meno. Sul fronte dell'evasione, le pene teoricamente sono previste ma nei fatti no: le manette scattano oltre un'evasione di 50 mila euro e oltre un'occultazione di due milioni di euro. Ma c'è l'escamotage del patteggiamento, che quindi finisce per infliggere solo sanzioni amministrative, con il risultato che gli evasori pagano quando vengono pescati, mentre lavoratori e pensionati pagano sempre. Il sistema attuale non è un deterrente per pagare le tasse.».
Giuseppe Deiana

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