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L'unione sarda. Pd, nuova squadra per le Regionali

Lai: subito una segreteria unitaria. Il congresso si allontana

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A immaginare oggi un congresso regionale del Pd, vengono in mente scenari di guerra. Deve averci pensato anche Silvio Lai, perché - senza dirlo apertamente - sembra allontanare il confronto: ai vertici del partito riuniti a Oristano indica tutt'altra prospettiva, una di quelle che non possono che riunificare tutti, ossia le Regionali. «Per noi viene prima di tutto l'appuntamento del 2014», dice il segretario democratico.
L'ANNUNCIO Lai parla alla direzione regionale, convocata per fare il punto dopo i 60 giorni che sconvolsero il Pd con le figuracce sul voto per il Quirinale. Strategia chiara: tenere insieme la squadra, guardando alla prossima partita. «Possiamo e dobbiamo vincere», assicura: «Prima delle elezioni eravamo dati come vincenti certi, e sbagliava chi si fidava di queste previsioni. Dopo ci hanno dato subito per sconfitti, e io penso che si sbagli chi pensa questo».
Però «per vincere serve un Pd unito»: perciò Lai conta di annunciare a breve, forse entro un paio di settimane (la direzione è stata aggiornata al 13, dopo l'assemblea nazionale), la nuova segreteria che lo affiancherà. Non che chi ne fa parte ora abbia colpe: solo che serve «un nuovo esecutivo ampio e partecipato, che gestisca la fase verso le Regionali e il congresso».
TUTTI INSIEME Un esecutivo unitario, per coinvolgere tutte le anime del partito. La segreteria dovrà anche «chiudere la conferenza programmatica e scrivere entro l'estate le regole per scegliere il candidato presidente». Nella richiesta di unità rientra anche un durissimo richiamo a chi «nel nostro gruppo dirigente», nei giorni della scelta sul Quirinale, «si è lasciato andare a una ricerca di protagonismo e a pulsioni infantili con post, note, dichiarazioni, interviste», mirate solo a una «visibilità individuale».
È davvero molto severo, Lai, in questo passaggio. Non fa nomi, ma sono chiari alcuni riferimenti tra cui quello al capogruppo consiliare Giampaolo Diana, che si era pubblicamente dissociato dal voto per Franco Marini. «Certi limiti sono stati superati», dice il segretario, «per i contenuti e per i modi inadeguati quando non volgari. Senza chiedersi se si parlasse a nome di qualcuno».
IL DIBATTITO «Non mi nascondo, se si vuole ridiscutere il mio ruolo sono a disposizione», ribatte Diana: «Non ho votato Marini perché precludeva a un governo Pd-Pdl che mi vedeva e mi vede contrario». Proprio per sciogliere simili nodi politici il capogruppo preferirebbe «un congresso che dia forza al nuovo gruppo dirigente».
Non è l'unico a chiedere un'accelerazione: la pensa così anche Tore Cherchi. O il segretario provinciale di Cagliari Thomas Castangia, che tra i punti da chiarire cita le alleanze: «In Sardegna chi sta con Monti è un interlocutore? Per me no, ma bisogna parlarne».
I PROGRAMMI Gli altri interventi sposano perlopiù la linea di Lai (ma il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau dà ragione a chi chiede chiarezza di linea: «Sull'Imu il Pdl ha una posizione chiara e noi no, nell'Isola andiamo in maniera confusa alla riforma delle Province»). Anche Roberto Deriu vede come priorità le Regionali: «Giusto non agganciare il nostro dibattito al congresso nazionale». Il presidente dell'Ups si è già candidato alle primarie per la leadership, fase che «deve consentirci di coinvolgere un'ampia parte della popolazione per definire un programma condiviso, e anche attuabile».
Franco Sabatini invece auspica una condivisione talmente forte, sul leader, da rendere inutili le primarie: «E comunque condivido l'appello del segretario alla massima unità, per definire un programma innovativo e davvero condiviso».
Giuseppe Meloni

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