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L'unione sarda. Quote rosa tra rinvii e dissensi

COMUNE. Martedì nuovo passaggio in Consiglio, ma il numero legale è a rischio

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Tante resistenze e nessun entusiasmo, neppure da parte di chi si batte per la presenza paritaria delle donne nei contesti istituzionali. La modifica dello statuto comunale per introdurre la parità di genere, ma a partire dalla prossima consiliatura innesca malumori e ripetute corse al rinvio. Il primo passaggio consiliare si è compiuto con l'adozione a maggioranza di quella proposta che accoglie un emendamento del Pd per posticiparne l'applicazione e salvaguardare gli equilibri dell'attuale esecutivo. Ora servono altre due votazioni: 21 sì per il secondo esame, altrettanti per il terzo come previsto per ogni ritocco statutario. Numeri per niente scontati. La settimana scorsa manca il numero legale. Martedì prossimo si vedrà.
IN VIGORE DAL 2015 Sul punto le divisioni sono evidenti, dovute anche alle dinamiche e alle contrapposizioni tra maggioranza e opposizione. In effetti, la prima proposta per la parità di genere arriva da Paolo Manca, consigliere di “Città in Comune” e candidato sindaco del centrodestra. A distanza di tempo il Pd tenta il rilancio, ma puntando a non esporre al rischio-rimpasto l'attuale giunta Bianchi dove tra dieci assessori siede una sola donna, Paola Demuro, all'Istruzione e università. Da qui l'emendamento, diventato fulcro del dibattito. «Una trasgressione controllata che si verifica - spiega Francarosa Contu del Pd - quando il mondo è alla rovescia, perché dover parlare nel 2013 di diritti delle donne, di difesa delle donne, è segno di una cultura tristemente sottosviluppata». Lei - specifica - non ama le quote rosa ma è d'accordo perché la presenza delle donne in giunta abbia inizio dal 2015 sganciandola da possibili strumentalizzazioni. «Se in questo momento le nostre forze possono mantenere la coerenza che il voto amministrativo ha dato a questa maggioranza per altri due anni, la saggezza femminile, la capacità di mediazione e di equilibrio possono attendere senza che vengano utilizzati come leva per il rimpasto della giunta».
APPLICAZIONE IMMEDIATA L'altra consigliera del Pd Franca Carroni, paladina di tante battaglie femminili, in dissenso con il suo gruppo non vota l'emendamento perché rivendica l'opportunità di dare corso immediato alla parità di genere in una giunta quasi senza donne. «Poteva essere l'occasione per rilanciare l'azione amministrativa a metà mandato, non è detto che significhi mandare tutto all'aria. Inserire le donne è una battaglia di civiltà, non è una mia battaglia. Gli assessorati? Se li tengano e se li gestiscano», dice smentendo aspirazioni personali e puntando l'indice contro «ipocrisie e opportunismi». Denuncia anche i limiti di una modifica che non prevede una presenza paritaria, ma l'equivalente di un terzo. Meglio di niente, nota anche. «Le quote sono uno strumento, non la panacea dei mali. Sono necessarie laddove la cultura è maschilista. Ho accettato una rappresentanza inferiore a quella che ritenevo giusta dichiarandolo esplicitamente. È una battaglia di principio. Diversi rappresentanti della città hanno dimostrato palesemente di non credere a questo per opportunismo o ignoranza. Mi aspetto che la maggioranza voti compatta il cambio dello statuto».
VOTO CONTRO Lilli Mustaro, consigliere di Idea Comune, unica donna dell'opposizione, non manda giù l'emendamento. «Sono d'accordo per la parità di genere, ma è contaminata da un passaggio incomprensibile con l'applicazione nella prossima consiliatura. È inamissibile, non darò il voto. È necessario comunque che il Consiglio sia partecipato dai cittadini», dice col pensiero al dibattito in aula che per le tre donne dell'assemblea merita una netta bocciatura.
Marilena Orunesu

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