QUARTU Sarà la seconda donna a guidare un sindacato in Sardegna. Ieri pomeriggio, a Quartu, la Cisl sarda ha ratificato (con 95 voti su 102) quello che era nell'aria da alcune settimane, eleggendo Oriana Putzolu, 56 anni, di Sanluri, segretario generale al posto di Mario Medde, che andrà a guidare lo Ial, l'ente di formazione. Nella segreteria sarà affiancata da Fabio Enne, numero uno nel Sulcis-Iglesiente, Ignazio Ganga, fino a qualche settimana fa leader a Nuoro, e Giovanni Matta, già nei vertici regionali con Mario Medde.
Oriana Putzolu, la sua nomina rappresenta una svolta nella Cisl sarda?
«A parte il fatto che una donna, per la prima volta, guiderà il sindacato, la mia elezione è nel segno della continuità non della rottura. Da dieci anni facevo parte della segreteria regionale occupandomi della parte organizzativa e amministrativa, del pubblico impiego, delle politiche sociali e sanitarie e della formazione. Il mio impegno sarà quello di seguire la strada tracciata dal mio predecessore nell'interesse dei pensionati e dei lavoratori che rappresentiamo».
Una donna però non aveva mai occupato questo ruolo.
«È vero, questo fatto viene considerato un forte cambiamento. Sono approdata al movimento femminile nel momento della proposta e non più della protesta e il sindacato ha sempre messo in campo una rappresentanza paritaria, tanto che abbiamo una segretaria donna anche a Oristano. E non ci sono mai state corsie preferenziali o quote, ma meccanismi e formulazioni che garantiscono la rappresentanza di genere».
Date lezioni alla politica, visto che i meccanismi di elezione del Consiglio regionale non prevedono la doppia preferenza di genere?
«Nel sindacato l'esperienza delle dirigenti donne è stata importante, per cui ritengo che la doppia preferenza di genere possa servire a garantire equilibrio anche nella sfera politica».
Restiamo nella sfera politica: cosa chiede la Cisl?
«La nostra organizzazione chiede un occhio di riguardo sui temi del lavoro e dell'occupazione, soprattutto per i giovani, nella finanziaria in via di approvazione. Inoltre, serve attenzione sul welfare, perché il disagio è tanto. Insieme alla Uil e alla Cgil, chiediamo che vengano riavviate in modo serio le relazioni sindacali: ai circa 400mila iscritti ai sindacati nell'Isola va riconosciuta questa forma di rappresentanza intermedia, soprattutto in un momento in cui la coesione sociale è a rischio e servono meccanismi di regolazione dei conflitti, che le nostre organizzazioni sono in grado di garantire».
Andiamo un po' più nello specifico: le richieste alla Giunta regionale?
«Partiamo dal fatto che l'esecutivo guidato da Cappellacci poteva fare di più: alcune riforme dovevano essere portate a termine. Penso alla partita dell'istruzione e della formazione professionale: abbiamo un deficit altissimo di abbandoni scolastici e il sistema formativo, smantellato negli anni passati, non è stato rimesso in sesto. E sul fronte del lavoro i servizi per l'impiego sono un disastro, con i precari che combattono per il posto. Ma quello che manca veramente è passare dalle politiche passive per il lavoro a quelle attive. Piuttosto che pensare alla moneta virtuale è meglio puntare sul lavoro per i giovani. Per fare un esempio, il sistema del Master&back è rimasto a metà . E infine serve una legge sulla famiglia».
C'è molto da fare.
«La situazione è difficile, servono riforme istituzionali subito. Si dà la colpa dei ritardi dello sviluppo ai lavoratori della pubblica amministrazione, ma in realtà non si riesce a cambiare questa Regione centralista. E la riforma delle Province non è mai stata portata a termine».
Magari un aiuto può arrivare dal nuovo governo?
«Aspettiamo un segnale e speriamo che l'esecutivo Letta possa avere un occhio di riguardo per il popolo sardo dimenticato dal vecchio governo. La vertenza entrate è ancora aperta. Abbiamo bisogno di sostegno: da soli non ce la possiamo fare».
Giuseppe Deiana
