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L'unione sarda. «Maggioranza addio»

Giacomo Sanna (Psd'Az): è una decisione politica

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Nessun ripensamento: «Stiamo bene fuori dalla maggioranza». Giacomo Sanna, leader dei Quattro mori, però precisa: «Il Psd'Az lavora per la Sardegna e per il popolo sardo a prescindere dalla sua collocazione in maggioranza o no. Per questo da quasi cent'anni siamo il partito dei sardi e non il partito delle alchimie pre o post elezioni».
Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
«Quale vaso e con chi?».
Con la maggioranza.
«Nessuna goccia. Abbiamo assunto una decisione politica: l'uscita dalla maggioranza dopo quattro anni. È stata fatta una valutazione su ciò che è stato fatto, su ciò che non si è realizzato e su ciò che il Psd'Az deve fare in futuro».
Avete votato contro il passaggio agli articoli della Finanziaria: per poco la Giunta non è andata sotto.
«In Consiglio, la maggioranza non ha più i margini di inizio legislatura: lo dicono i numeri, non le opinioni».
Si racconta di qualche sardista sensibile al richiamo di un posto in Giunta.
«Ci sono anche quelli sensibili alla luna».
Lei si è dimesso da capogruppo. La colpa è delle fughe in avanti di qualche sardista confuso o c'è dell'altro?
«Le dimissioni sono una scelta personale e il sardismo confuso è figlio del sardismo diffuso».
Comunque le sue dimissioni rientreranno?
«Non sono uscito dalla porta per rientrare dalla finestra».
Sicuro che non ci siano margini per riallacciare il discorso con la maggioranza?
«Il Psd'Az si confronta con tutte le forze politiche sui programmi che possono dare risposte ai sardi e alla crisi che sta mettendo in ginocchio l'Isola».
Vero che ha proposto al deputato Pdl Salvatore Cicu un'alleanza senza Cappellacci?
«Sono spifferi da comari invidiose. L'unica opzione che ho manifestato per il futuro della Regione è quella di partire da un dato oggettivo di rinnovamento: affidare per la prima volta nella storia dell'Autonomia il governo della Sardegna a una donna».
E che qualche altro suo collega di partito sta dialogando con Renato Soru?
«Buona fortuna a lui e anche a Soru».
Flotta sarda, continuità territoriale: voi avevate l'assessorato ai Trasporti, credete di aver raggiunto i risultati attesi?
«Sulla continuità aerea il Psd'Az voleva la gara con gli oneri di servizio pubblico a carico dello Stato e non la tariffa unica con lo sconto ai milanesi pagato dalla Regione. La flotta sarda è la risposta ai soprusi dello Stato per Tirrenia e una sfida a Onorato e soci che minacciano il diritto dei sardi alla mobilità. Per un'Isola è diritto alla libertà».
Che dice dell'assemblea costituente, altro tema a voi caro?
«Dico che questa legislatura sulle riforme è stata improduttiva come le precedenti».
In vista delle Regionali guardate anche a sinistra oppure state facendo un pensierino a correre da soli?
«Guardiamo al dramma delle famiglie sarde, ai senza lavoro e senza speranza, alle aziende della Sardegna penalizzate dal fisco e dall'alto costo di energia, credito e trasporti».
Che cosa si aspetta dal nuovo premier Enrico Letta?
«Ciò che c'è da attendersi dal capo del governo italiano».
Paolo Fadda è l'unico sottosegretario sardo.
«Sono certo che lavorerà per la Sardegna in un contesto dove gli amici dei sardi sono pochi».
Concludendo, quale consiglio darebbe oggi a Cappellacci?
«Sono consigliere regionale ma non sono consigliere di nessuno, tanto meno potrei esserlo di chi accetta solo i consigli che arrivano da chi fino ad oggi lo ha fatto sbagliare».
Lorenzo Piras

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