Tre artisti per inaugurare un nuovo spazio espositivo. Una tappa in più, nel già ricco percorso cittadino, che presto diventerà obbligatoria per tutti gli amanti dell'arte. A due passi dal Man, in via Angioy, il neonato spazio 1, si trova al piano terra del palazzo Guiso Gallisay, naturale prolungamento del già esistente spazio 2: show room e laboratorio di progettazione creato e curato dall'architetto Giovanni Deidda. I due atelier sono collegati da un'ampia corte, che ospiterà in futuro installazioni e dibattiti su una terra piena di risorse, di creatività , di eccezionali artisti e artigiani spesso poco conosciuti. Una terra dove Deidda, che ha trascorso buona parte della sua vita a Milano, ha deciso di tornare a vivere.
GIOVANNI DEIDDA «Sto cercando di creare momenti di apertura e condivisione per esportare la mia Sardegna fuori dai suoi confini». Il progetto dell'architetto nuorese è condensato in un semestrale, il Folio magazine: arte, architettura e progettazione. La rivista edita dalle Officine del design dello stesso Deidda è distribuita in tutti gli aeroporti sardi.
IL FOLIO MAGAZINE È un semestrale patinato, elegante nella grafica e nell'impaginazione, che seleziona e propone, in italiano e inglese, il meglio della contemporaneità artistica isolana. E, per toccare con mano le opere dei protagonisti di questa Sardegna ricca di energia creativa si può fare un salto nell'atelier di via Angioy dove Deidda espone e racconta in concreto ciò che della sua terra più lo coinvolge e lo affascina.
GLI ARTISTI Come le sculture di Roberto Ziranu, artigiano del ferro, le opere in ceramica di Nicola Filia, le tele di Giò Tanchis. Una sinfonia di forme e colori, un'energia potente che a stento la galleria riesce a contenere. Maestro del ferro da generazioni Ziranu prende spunto dalle antiche forme forgiate dal nonno e le reinterpreta per dare vita a trasfigurazioni poetiche dalle linee morbide e leggere. Il suo pennello è il fuoco che, sulla lastra battuta e ribattuta, dipinge patine cangianti e iridescenti trasformando una materia, così pesante e forte, in una sfoglia leggera e trasparente: un piatto, una vela, un corpetto, un gambale. Al fuoco anche Nicola Filia affida le sue sculture di maiolica: enormi vasi dal ventre rigonfio e ferito: una lavorazione lunga e paziente sempre in bilico tra momenti di calma imperturbabile ed esplosioni di casualità che danno vita a forme in continuo movimento, contenitori gravidi di sensazioni, che si lasciano esplorare anche all'interno, tra le fessure.
E poi il rosso, il bianco e il nero delle tele di Giò Tanchis, in un vortice di figure tra mito e archetipo: una danza di colore a stento trattenuto da margini appena segnati.
Un esordio davvero importante per questa piccola nicchia d'arte che promette grandi evoluzioni.
Alessandra Raggio
