PORTO TORRES «Ottimista io? No, piuttosto credo di essere realista».
Parla Beniamino Scarpa, professione sindaco. Eloquio sciolto, convinzione profonda di «farcela, dopo gli anni funesti». Numeri certi e verificabili, quelli foniti dal capo dell'amministrazione che illustra «una nuova fase, considerando che noi siamo qui a governare il territorio da tre anni, mentre l'inquinamento di cui avete dato conto
sul giornale risale agli ultimi quarant'anni».
Beniamino Scarpa non si nasconde. Ammette che «è impossibile che tutto ritorni come prima, ma è stato avviato un processo rivoluzionario. Sulle bonifiche, l'Eni ha investito 530 milioni di euro, e se la cifra non dovesse bastare, impiegherebbe altre risorse. Sulla chimica verde, ci sono altri 740 milioni. Non mi sembrano pochi, i soldi disponibili: non a caso si sta realizzando la più grande bonifica d'Europa, su un'area di 1200 ettari, assieme alla più imponente bioraffineria nel territorio europeo».
DECENNI Sempre dall'alto del suo realismo, il primo cittadino di Porto Torres non vuole illudere la popolazione sui tempi di intervento. «Il trattamento delle falde acquifere - spiega Scarpa - durerà moltissimo, almeno vent'anni. Ma la partenza è essenziale. Del resto, i due decreti sulle bonifiche e il cronoprogramma sono dati di fatto imprescindibili. Tutto frutto della conferenza di servizi decisoria». Il sindaco di Porto Torres esclude anche l'esistenza di conflitti di competenze o di contrapposizione di poteri. «Stiamo lavorando in piena sintonia con la Regione e la Provincia - dice -, e con l'Arpas. Dall'altra parte, c'è l'Eni e ci muoviamo in piena armonia. Tutto questo, come dicevo prima, è puro realismo».
INDIPENDENTISTI Chi invece la pensa in modo opposto è Bustianu Cumpostu, irriducibile indipendentista, mezzo secolo di vita speso a «fare da guardiano alla Sardegna. Quello della guardanìa - spiega - è un dovere al quale non ci sottraiamo: se non la difendiamo noi, la Sardegna, chi la difende? Il consiglio regionale, formato per l'80 per cento dai rappresentanti dei partiti italiani?». Per Cumpostu «Porto Torres è inquinato in maniera irreversibile. L'Italia ha riservato un triste destino alla nostra terra, scelta per ospitare rifiuti. Se ci guardiamo attorno, vediamo la realtà della Portovesme srl, di Teulada, di Quirra, dell'ipotesi di trasportare il percolato al porto di Olbia. Quello della bonifiche di Porto Torres è il risultato di una politica colonizzatrice della quale continuiamo a restare vittime, con gli attentati alla salute dei sardi che rimangono impuniti».
MURUROA Il leader indipendentista propone anche un paragone ad effetto. «La Francia, per provare le sue bombe atomiche, va a Mururoa, e non al centro di Parigi. E dunque il lavoro sulle falde acquifere di Porto Torres non potrà mai riportare il territorio al suo stato originario. E non mi si venga a parlare di risorse, per piacere. Le bonifiche non si fanno perché manca la volontà politica».
A.Di.
