Partecipa a labarbagia.net

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

L'unione sarda. Spari davanti al santuario, in tre nei guai

A San Francesco di Lula

Condividi su:

Si terrà stamani alle 11 l'udienza di convalida dell'arresto dei giovani nuoresi che all'alba di giovedì scorso hanno esploso diversi colpi di pistola davanti alle cumbessias del santuario di San Francesco di Lula. Nei guai Pasquale Corda, 25 anni (difeso dall'avvocato Lorenzo Soro); Antonio Manca, di 31, finiti in cella a Badu 'e carros, e un minorenne (compirà 18 anni a fine mese) trasferito al centro di accoglienza di Sassari. Undici i bossoli calibro 38 raccolti dai militari durante i rilievi.
PELLEGRINI TERRORIZZATI Tutto è accaduto poco prima dell'alba di giovedì davanti al santuario di San Francesco di Lula dove nei giorni scorsi si era nel pieno dei festeggiamenti con il passaggio del testimone tra vecchi e nuovi priori. Erano le 3 e 20 quando diversi pellegrini, ospiti delle cumbessias che fanno da corona al santuario, hanno sentito l'eco di diversi colpi di pistola. Subito la segnalazione al 112 e l'intervento di una pattuglia dei carabinieri in servizio nella zona. L'auto dei militari era ormai quasi vicina al santuario quando ha incrociato due vetture che correvano a tutta velocità in direzione di Lula. I carabinieri hanno fatto appena in tempo a segnare qualche numero di una targa quando hanno sentito dei colpi di pistola. Mentre arrivavano i rinforzi (altre due pattuglie), i militari hanno fatto un giro attorno al santuario. Davanti a una cumbessia c'erano tre giovani evidentemente ubriachi. Questi, non appena hanno visto gli uomini dell'Arma, si sono barricati nella piccola abitazione destinata a ospitare i pellegrini.
SPINTONI E MINACCE «Aprite», urlavano i carabinieri. «Andate via», rispondevano quelli che intanto bloccavano la porta con il loro peso. Ai carabinieri è bastata una spallata un poco più vigorosa per entrare. A quel punto, apriti cielo. Spintoni, calci e pugni contro i militari. Uno dei giovani ha afferrato la pistola (una calibro 38 con matricola abrasa), ma è stato subito disarmato. A quel punto è scattato l'arresto con l'accusa di detenzione di arma clandestina, lesioni personali (un paio di militari hanno riportato contusioni guaribili in pochi giorni), resistenza a pubblico ufficiale.

Condividi su:

Seguici su Facebook