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L'unione sarda. Cappellacci-bis, Pdl in fibrillazione

Nizzi conferma: «Decide il Cav». Diana: «Meglio primarie»

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«Decidono Berlusconi e il partito». Le parole del coordinatore del Pdl Settimo Nizzi (a margine della presentazione dell'accordo con Azione Popolare per le regionali) sono piombate come un fulmine a ciel sereno sulla ricandidatura del presidente Ugo Cappellacci, annunciata a Cagliari poco più di un mese fa proprio davanti al responsabile del partito, ai parlamentari Salvatore Cicu ed Emilio Floris, al capogruppo Pietro Pittalis e all'ex senatore Fedele Sanciu.
IL COORDINATORE L'impressione di un'unità ritrovata nel Pdl attorno alla figura del governatore è stata messa in dubbio da quel «decide Silvio» che ieri Nizzi ha meglio precisato: «Non volevo entrare nel merito della candidatura, in quanto non spetta al sottoscritto una simile scelta», scrive in una nota l'ex deputato olbiese. «Il mio compito era quello di lavorare per tenere unito il Pdl e la coalizione del centrodestra. Non sono contrario a una candidatura di Cappellacci in quanto seguirò le indicazioni del presidente nazionale del mio partito nel caso sia questa la volontà espressa. Per finire vorrei ricordare che spesso il presidente uscente viene riconfermato nella candidatura dal partito a cui appartiene e che a me spetta, assieme a tutti i responsabili del Pdl, il compito di ricercare la massima condivisione sulla formazione della coalizione e in questa ricerca del massimo consenso per predisporre e sottoscrivere un programma condiviso».
LA SITUAZIONE Mal interpretate o no, le parole del coordinatore Nizzi hanno comunque acceso il dibattito sulla guida della coalizione nel Pdl. Dove, tra cani sciolti e generali con ambizioni (non dichiarate) di leadership, l'occasione è ghiotta per fare il punto della situazione. Che dietro Cappellacci ci sia movimento si intuisce dai silenzi (strategici?) di molti. Consapevoli che la decisione di Berlusconi scaturirà sulla base di sondaggi e di altri indicatori. Antonello Liori (Fratelli d'Italia) mette i paletti: «La scelta del candidato governatore avverrà certamente in Sardegna e ogni componente della coalizione porterà il suo contributo». E poi: «Subito primarie». Tornando al Pdl, il capogruppo Pittalis «vede uno scenario pacifico di riconferma», mentre il deputato Mauro Pili osserva: «Finché non ci sarà una posizione ufficiale del partito non inseguo le chiacchiere di nessuno. Ci sono questioni più serie da affrontare in questo momento». Emilio Floris, senatore, fa notare: «Per regola la scelta definitiva spetta al partito e al suo leader. Il partito deve trovare ogni soluzione per spegnere i malumori e centrare il risultato. A prescindere da riconferme o nuove proposizioni». Si esimono dal rilasciare commenti Cappellacci e altri big, ritenuti outsider. Salvatore Cicu lascia intendere la delicatezza del momento ma preferisce non proferir verbo. Come pure la presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo.
LA RICHIESTA Il problema, però, ora è un altro: basterà un'eventuale designazione dall'alto per riconquistare il governo della Sardegna? Mario Diana, uscito dal gruppo (ma non dal Pdl) assieme a Claudia Lombardo e confluito in Sardegna è già Domani, lancia la sua personale sfida: «Credo che sia finito il tempo delle imposizioni», tuona l'esponente del Pdl oristanese. «Le regionali non si vincono più con un solo partito. Ma con l'apporto di tutta una coalizione e per effetto dell'affidabilità che gli alleati danno al candidato presidente. Se lo schema delle alleanze resterà quello della maggioranza, non so se Berlusconi pensi che la riproposizione di Cappellacci sia la scelta migliore. La strada non è comunque quella dell'autocandidatura. Di certo», conclude, «non avalleremo qualsiasi candidato. Se Cappellacci sarà riproposto, io non sarò della partita. Mi impegnerò senz'altro per trovare una figura che ci faccia rivincere. Servono primarie del Pdl ed eventualmente primarie di coalizione».
Lorenzo Piras

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