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L'unione sarda. La pioggia delle strane particelle, l'Ici (forse) evasa e la corruzione

Tanti i fronti aperti su quel che resta di un sito industriale fantasma

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I fondi per garantire la sicurezza del bacino dei fanghi rossi, nella zona di Sa Foxi, sono finiti già all'inizio dell'anno in corso. Il servizio, assicurato dalla Simam attraverso l'estrazione dell'acqua inquinata dalla falda, è così messo a rischio persino quel minimo di attività che, in assenza di una reale bonifica, il Comune di Portoscuso riusciva ad assicurare.
PIOGGIA DI PARTICELLE Intanto, periodicamente, si verifica un altro strano fenomeno: la pioggia di strane particelle che si attaccano, causando macchie indelebili, ad auto, imbarcazioni e manufatti. Le segnalazioni all'Arpas non hanno fin qui prodotto risultati, se non la rassicurazione di una verifica tecnica. Le macchie - degli aloni opachi che non si riesce a rimuovere - la cui provenienza resta incerta. Anche se è forte il sospetto che si tratti di polveri disperse nell'aria e che possano trarre origine proprio dal bacino dei fanghi rossi.
LE TASSE EVASE A rendere non troppo distesi i rapporti tra il Comune di Portoscuso e il management che ha gestito la Portovesme srl e l'Eurallumina c'è anche la questione dell'Ici mai pagata. Qualcuno quantifica la cifra in quattordici milioni di euro e della questione sono già state interessate sia la Procura della Repubblica che quella della Corte dei conti. Sul tavolo ci sono i versamenti che avrebbero dovuto essere effettuati nel periodo tra il 2006 e il 2011 per i capannoni presenti nella zona industriale. Il dubbio è che per molti dei siti destinati a discarica non sia mai stato effettuato nemmeno l'accatastamento.
LA TANGENTE Un capitolo a parte merita la vicenda giudiziaria che ha portato l'amministratore delegato della Portovesme srl Carlo Lolliri a subire una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, col rito abbreviato. Il dirigente era accusato di aver pagato una tangente all'allora sindaco di Portoscuso Adriano Puddu (poco più di nove milioni di euro, trovati in mezzo a dei maglioni, in un armadio dell'abitazione del primo cittadino) in cambio del via libera dell'amministrazione per la realizzazione di un parco eolico su terreni gravati da usi civici.
I CAPI DI IMPUTAZIONE Al processo in corso contro Puddu è emerso che le dazioni di denaro potrebbero essere persino superiori a quanto ipotizzato in occasione del giudizio abbreviato che ha riguardato Lolliri. Le indagini del Corpo forestale hanno infatti evidenziato movimenti sul conto corrente bancario dell'ex sindaco per circa 90 mila euro nel corso di tre anni. Nel corso di un'udienza del processo, nel febbraio scorso, il pubblico ministero Daniele Caria ha cambiato il capo di imputazione nei confronti di Puddu: ora l'ex primo cittadino è accusato di corruzione, concussione sessuale, violenza sessuale con abuso di potere, favoreggiamento della prostituzione, peculato e voto di scambio. ( a. mur. )

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