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L'unione sarda. Ci vorrebbe un mecenate

ATENE SARDA. L'allarme del tour operator rimbalza in musei e biblioteca

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Vien difficile chiamarla ancora Atene sarda, visto che il deserto avanza nella cultura. Ma anche il parallelo con la Roma augustea è complicato. Non foss'altro, perché a Nuoro un mecenate non c'è. Né patrizio, come Gaio Cilnio, né borghese come un imprenditore qualsiasi. A corto di finanziamenti per mano pubblica - l'ultimo affondo di bisturi sull'Etnografico la dice lunga - i musei e gli altri presìdi culturali della città non possono contare sul sostegno del mondo imprenditoriale e delle categorie produttive.
LE LACUNE «Un mecenate alla mia porta? In oltre due anni io non l'ho mai visto», sintetizza Vannina Mulas, il commissario della biblioteca Satta. Investire in cultura non è più una buona abitudine istituzionale e non piace neanche ai plutocrati (eccetto qualche Fondazione), specie ai tempi della crisi. E Nuoro in debito d'ossigeno (finanziario) non fa eccezione. Soffre, molto di riflesso, della diffusa ipersensibilità accertata verso il prodotto intellettuale, fa arrabbiare il tour operator di turno (Portale Sardegna) che non riesce a portare il turista italiano in città «neppure puntandogli una pistola». Perché manca l'offerta come prodotto finito, il pacchetto all inclusive che alletti il popolo delle vacanze inducendolo a lasciare per qualche giorno la costa e ad accarezzare le suggestioni dell'interno.
I CANALI GIUSTI «I primi passi in questo senso noi li stiamo facendo», dice Lorenzo Giusti, direttore del museo Man. «A giugno ad esempio, entrerà in vigore il biglietto unico d'ingresso per Man e Tribu. In un recente incontro alla Camera di commercio è emersa la prospettiva della realizzazione di un distretto culturale», come polo attrattivo in chiave turistica. «Riconosco - continua Giusti che i musei dovrebbero prodigarsi per pubblicizzare meglio le loro proposte, ma è ovvio che istituzioni pubbliche e soggetti privati debbono fare la loro parte». Il mecenate, se non c'è, bisognerebbe inventarlo. «A questo proposito - sostiene il direttore del Man - la norma che permette alle imprese di detrarre ai fini Irpef i contributi alle iniziative culturali dovrebbe essere applicata anche ai privati. Sarebbe una grande conquista in termini di civiltà e innescherebbe circuiti virtuosi per approdare finalmente a una vera cultura del mecenatismo».
RIVOLUZIONE CULTURALE Con questi presupposti e attraverso un legame più solido tra le istituzioni culturali e il sistema turistico ricettivo l'appello degli operatori del settore può essere raccolto. Fermo restando che la vera conquista si sostanzierebbe in una rivoluzione del sistema-cultura. Concepito con qualche poltrona in meno e qualche cervello in più.
Tonio Pillonca

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