Un boato scuote l'aria, si alza una nuvola di fumo scuro. È un petardo, un manifestante viene colpito a un occhio. Per fortuna non ci sono conseguenze. Sono passate da poco le nove e mezza, c'è un po' di agitazione, ma il corteo non si scompone. Fischietti, bandiere, e cori velenosi.
In via Roma, davanti al palazzo del potere sono più di cinquemila. La manifestazione regionale porta in campo tutte le sigle sindacali. Le rivendicazioni sono le stesse: «Sviluppo, lavoro ed equità sociale». Nel mirino ci sono le istituzioni.
LA DISPERAZIONE Tra le strade di Cagliari sfila la disperazione dei lavoratori sardi. È l'esercito dei cassintegrati, dei disoccupati, dei figli della crisi più nera dal Dopoguerra. Il traffico si paralizza, il serpentone s'impadronisce della città . Dai cassoni montati sul furgoncino bianco partono messaggi di fuoco: «La situazione è drammatica». La politica regionale è il bersaglio della protesta, Cgil, Cisl e Uil sono compatte. Sono quasi le dieci, viene lanciato qualche uovo contro i finestroni del Consiglio regionale. Poi il corteo parte. Da via Roma a piazza del Carmine, la meta è viale Trento.
GLI SLOGAN Una marcia rumorosa e coreografica. Il lenzuolo da fantasma lascia fuori solo gli occhi. «Siamo invisibili, dopo anni di proroghe e precariato chiediamo che la Regione stabilizzi la nostra posizione», a gridare la loro rabbia ci sono anche i lavoratori Csl e Cesil, accampati da gennaio sotto il quartier generale della Giunta.
«Le tasse devono essere abbassate», polemizza Marco Fondai, segretario generale Feneal-Uil. Pietro Saba, selargino, dal 2009 è disoccupato: «Ero un operaio edile, poi l'azienda è fallita». Giuliano Mereu, arriva da Pimentel, faceva il muratore, poi la crisi l'ha fatto fuori dall'azienda che gli assicurava lo stipendio. «Viviamo in cinque con 1300 euro, risparmiamo anche sulla carta igienica».
LE STORIE Le forze dell'ordine vigilano sulla via crucis dei disperati. «Ho usato anche gli ultimi risparmi, non mi è rimasto niente», racconta Simone Cuccedda, due figli e la mobilità in deroga non ancora arrivata. Da Villamar al capoluogo sardo, Marco Scano, 57 anni, ex autista, non ce la fa più: «Da due anni sono disoccupato. Alla mia età trovarsi in queste condizioni è devastante». Gianni Atzori, di Sanluri, in mano ha la bandiera del Spi Cgil Medio Campidano: «Il futuro dei giovani è nero». Massimiliano Esposito, delegato Uil Carbosulcis, arriva da Buggerru: «Abbiamo la copertura sino a dicembre, poi il baratro». Francesco Melis, da tre anni è senza lavoro: «Non so come andare avanti».
Alle 12 la protesta si trasferisce in viale Trento, dal palchetto allestito per l'occasione gli interventi si succedono a ritmo serrato. Dopo mezz'ora il rompete le righe. La strada si libera, gli elmetti colorati si disperdono.
REAZIONI POLITICHE In giornata prende posizione anche il Pd sardo. «Condividiamo le ragioni della manifestazione e le preoccupazioni per le prospettive dell'Isola», scrive il segretario regionale Silvio Lai. «Serve uno slancio immediato, concreto e collettivo verso la ripresa del Paese». Poi la solidarietà per il manifestante ferito. «Chiunque si sia reso responsabile di aver turbato la manifestazione merita di essere apostrofato come pericoloso irresponsabile e individuato dalle forze dell'ordine».
Sara Marci
