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L'unione sarda. «Orgosolo non è una banlieue»

Rapinata un anno fa, turista torna in Barbagia senza paura

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Dal nostro inviato
Tonio Pillonca
ORGOSOLO Col pancione, il marito accanto. È tornata senza paura. «Perché quello che mi capitò qui un anno fa può accadere ovunque». Le capitò di trovarsi di fronte due incappucciati - pistola in pugno l'uno, coltello in mano l'altro - mentre con un'amica ammirava i murales di Orgosolo.
MINACCIATA Sara Harvey aveva appena prelevato al bancomat e, sotto la minaccia delle armi, quei delinquentelli da quattro soldi le sfilarono di mano poche banconote. Di corsa ma non in fuga, tolse il disturbo mentre i giornali facevano baccano e l'indignazione saliva. A tal punto che il sindaco Dionigi Deledda si mise al volante e raggiunse le turiste rapinate a Cagliari, donò loro un libro e porse le sentite scuse a nome della comunità. «Incredibile, il sindaco mi aveva raggiunto a Cagliari». La donna ricorda ancor oggi la meraviglia per quel gesto di immediata solidarietà, ma ancor più per il clamore che montava a otto colonne e rimbombava sulle televisioni sarde. «Tanto rumore per nulla o quasi. Avete presente le banlieue parigine? È molto peggio, ogni giorno».
Nata in Canada, a Parigi da dieci anni, studiosa di letteratura francese del diciassettesimo secolo, ricercatrice alla Sorbona, sa cosa vuol dire avere il terrore sotto casa, alla periferia degradata della sua città. Qualcosa significherà allora se questa giovane dal sorriso stampato sul volto, senza timore, incinta di sei mesi, mano nella mano con Silvan Tamalet, cammina per una mattina intera tra i sentieri del Supramonte. La gita finisce davanti a una tavola imbandita del ristorante Sa 'e Jana, dove Angelo Mura è pronto a servire e riverire la coppia. «Da noi l'ospitalità è sacra, da trent'anni».
Non c'è stato bisogno di pregare Sara affinché tornasse sul luogo del delitto di cui rimase vittima. È giusto precisare che lo ha deciso lei, fin da subito. «Anzi - aggiunge il marito - non mi ha mai detto: “in Sardegna non ci voglio tornare più”. E quando è arrivato il periodo delle prime ferie ha prenotato («sono la rapinata a Orgosolo», annota l'affittacamere di Dorgali) e inviato una mail al sindaco del paese dei murales. «Inutile dire che, quando l'ho ricevuta - racconta Dionigi Deledda - ho provato un piacere autentico, immenso». Sindaco e ospiti sono allo stesso tavolo, in ristorante la turista incontra anche l'ispettore di polizia che raccolse la sua denuncia subito dopo l'agguato tra i vicoli. «Lieto di riaverla tra noi», le ha detto.
Passò un brutto quarto d'ora. Eppure è del tutto naturale che Sara sia voluta tornare a Orgosolo. «Normale perché la Sardegna è un luogo magico, meraviglioso, ospitale». Innaturale è invece la strumentalizzazione che è seguita a quello scippo. «Piuttosto - racconta la ricercatrice - ero rimasta colpita dal clamore che nacque allora. E soprattutto dai commenti alla notizia comparsi sui siti internet. Sardi che parlavano male, troppo male, di altri sardi. Tutti contro Orgosolo. Per una cosa che succede ovunque».
IL SINDACO Non succede ovunque, invece, che un sindaco insegua due turiste assalite al suo paese per risarcirle senza indugi, che un ristoratore le inviti a pranzo. Il culto dell'accoglienza è una specialità, quasi come i culurgiones con fonduta di pecorino e tocco d'aceto balsamico serviti agli ospiti.
Quanto agli autori dell'imboscata alle due turiste («è stato brutto, se vogliamo choccante, ma tutto è passato in fretta») dopo undici mesi sono ancora a piede libero. E in una tavolata come quella di ieri ci starebbero come cavoli a pranzo, piuttosto che a merenda.

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