«Nessun caso di “mucca pazza”». I vertici dell'azienda sanitaria di Nuoro smentiscono la notizia della morte di un paziente colpito dalla variante dell'encefalopatia spongiforme. «Il paziente - è scritto in una nota - era affetto da malattia di Creutzfeldt-Jakob sporadica, differente dalla encefalopatia spongiforme nota come malattia della mucca pazza».
L'INTERROGAZIONE Il caso è esploso nei giorni scorsi con l'interrogazione del deputato nuorese Roberto Capelli che alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin chiedeva «se il ministero sia stato informato e se l'Asl di Nuoro abbia attivato tutte le procedure in relazione a una malattia riconosciuta quale infettiva e diffusiva e classificata dalla legge di “classe I”». Di ieri la notizia che, a due mesi dalla morte del paziente, il letto elettrico, il materasso, la carrozzina e tutti gli ausili ospedalieri dati in prestito alla famiglia per la degenza domiciliare non sono ancora stati ritirati dai responsabili dei magazzini dell'azienda sanitaria. «La Asl di Nuoro - ha tuonato Capelli - non ha attivato le linee guida».
BOTTA E RISPOSTA «Sin dal primo ricovero del paziente in ospedale, avvenuto quasi un anno fa, l'azienda ha informato, secondo la normativa vigente, l'Istituto Superiore della Sanità, che ha provveduto a inviare un suo medico per gli accertamenti del caso e a monitorare la vicenda come da protocollo - è scritto nella nota dell'Asl -. Lo stesso Istituto certificava che il paziente era affetto da malattia di Creutzfeldt-Jakob sporadica, differente dalla encefalopatia spongiforme nota come malattia della “mucca pazza” e che in nessun caso può essere considerata malattia contagiosa e diffusiva o tale da mettere in pericolo la salute della comunità. Si evidenzia inoltre come il paziente sia deceduto nella propria abitazione e la diagnosi di decesso, redatta dal medico di famiglia, abbia certificato come causa della morte, ancora una volta, “iniziale malattia di Creutzfeldt-Jakob sporadica”».
NIENTE AUTOPSIA «Del decesso sono stati informati l'Istituto Superiore di Sanità e il Servizio di anatomia patologica dell'Università di Bologna, ai fini di un eventuale esame autoptico. L'accertamento non è stato effettuato per il diniego espresso dei familiari, contrari alla sua effettuazione in una struttura sanitaria diversa da Nuoro e abilitata a questo tipo di intervento. Di tale diniego l'Istituto Superiore di Sanità si è rammaricato, ma ha preferito rispettare la volontà dei familiari. A conclusione si ribadisce come l'azienda abbia integralmente rispettato le procedure e le linee guida e come, di conseguenza, la salute pubblica non abbia corso, in quale che sia momento, pericoli».
P. S.
