dal nostro inviato
Stefania Piredda
PORTOVESME Due tecnici vestiti con una tuta bianca e dotati di tutte le protezioni anti radioattività arrivano di gran fretta nella banchina del porto industriale di Portovesme. Sono in corso le operazioni di scarico di due navi cariche di fumi di acciaieria destinati alla Portovesme srl per essere trattati negli impianti Waelz e i contatori geiger portatili hanno rivelato un livello di radioattività sospetto in due sacconi bianchi ancora a bordo della nave Bergfjord che batte bandiera isole Comore ed è proveniente dalla Grecia. La tensione è alta. Le operazioni di scarico sono state bloccate e nel porto è scattata la procedura di sicurezza. Sono passate da poco le 10, dalla nave non è stato scaricato nemmeno un sacco ma la presenza di quei tecnici, prima in banchina e poi a bordo, diffonde in un baleno nel porto, anche tra chi si appresta a salire sul traghetto per Carloforte, il panico "radioattività”: è ancora vivo il ricordo di quel carico di fumi al cesio 137 che nel 2012 arrivò sino alla fabbrica e questo basta ad alimentare allarme. Allarme che, per tutto il giorno, gli addetti ai lavori hanno precisato essere uno stato di “pre allerta” previsto dai protocolli di sicurezza.
LA PROCEDURA È il tenente di vascello Matteo Pranter, comandante della Capitaneria di porto di Portoscuso, a prendere subito in mano la situazione non appena i tecnici della Portovesme srl comunicano ufficialmente quel dato anomalo riscontrato a bordo: «Mi hanno informato immediatamente come da protocollo - spiega - Quando arriva una nave, prima di iniziare le fasi di scarico, i sacchi vengono controllati con due contatori geiger portatili e, se i parametri previsti per la sicurezza vengono rispettati, si procede allo scarico. In caso contrario si passa alle verifiche. Una procedura rigidissima per evitare che possano accadere problemi come quelli verificatisi in passato». I controlli sulla prima nave, la Dan Supporter Valletta battente bandiera maltese, ieri si sono conclusi per il meglio e infatti sono state avviate regolarmente le operazioni di scarico: «Quando è tutto a posto i sacchi vengono caricati sui camion, e così è avvenuto per la nave maltese - aggiunge il comandante - e poi vengono trasportati alla Portovesme srl dove c'è il portale radiometrico, cioè un grande contatore geiger, che controlla nuovamente la radioattività dei carichi prima ancora che i camion vengano scaricati».
L'ALLARME Ma quando i tecnici sono saliti sulla nave Bergfjord la situazione è cambiata di colpo: davanti a due sacconi di fumi di acciaieria arrivati dalla Grecia i contatori che devono segnalare la radioattività hanno dato un riscontro positivo. Debole, ma positivo. È bastato a far tornare alla mente quando, nel 2012, arrivarono sacchi (e furono scaricati) contaminati dal Cesio 137: «A quel punto è scattata la pre-allerta - racconta ancora il comandante - abbiamo comunicato il problema in Prefettura ed è stato inviato sul posto un tecnico abilitato a fare questo tipo di controlli i cui risultati (che dovrebbero essere comunicati oggi ndr ) saranno poi confrontati con quelli forniti dalla Portovesme srl. Contestualmente abbiamo allertato la Questura, la Asl, l'Arpas e i vigili del fuoco in modo da seguire in sicurezza l'evolversi dei fatti».
CARICO A BORDO Nessuno, fatta eccezione per tecnici e forze dell'ordine, si è potuto avvicinare alla nave: «In casi come questi non viene autorizzato lo scarico di alcun sacco finché l'emergenza non rientra - continua Matteo Pranter - si tratta, e tengo a ribadirlo per evitare allarmismi inutili prima che i dati siano chiari, di una procedura di pre-allerta finalizzata a garantire la massima sicurezza di tutti». I controlli sono durati per tutta la giornata e non è stato possibile rimuovere alcun sacco dalla stiva. La nave è rimasta in banchina e l'equipaggio è stato invitato a seguire le procedure di sicurezza in modo che nessuno potesse correre rischi. L'attesa per una risposta definitiva che potesse far tirare un sospiro di sollievo è durata per tutta la giornata ma è stata vana: «Dobbiamo attendere gli esiti dei controlli più approfonditi», ha ribadito sino a tarda sera il comandante del porto. Ovvero soltanto oggi si potrà sapere se si è trattato di un falso allarme. Tuttavia la tensione che si è creata non appena la notizia ha fatto il giro del Sulcis la dice lunga sul clima che si respira in queste giornate a Portovesme. Con buona pace della serenità della gente, anche quella che crede fermamente che l'industria possa continuare a esistere in questo territorio se gestita seguendo tutte le regole.
