Una disposizione che potrebbe fare giurisprudenza, quella del collegio della Corte d'assise d'appello di Cagliari presieduta dal giudice Grazia Corradini (a latere Giovanni Lavena) che ieri mattina ha disposto una nuova perizia sul dna analizzato a suo tempo dai carabinieri del Ris, riaprendo di fatto il processo a carico di Francesco Lussorio Carai, 29 anni e del fratello Fabio, 28, di Orotelli. I due giovani erano stati condannati in primo grado a 30 anni di reclusione per l'omicidio di Mario Serra, pensionato di 74 anni di Tresnuraghes avvenuto il 30 ottobre del 2010. Ma ieri il colpo di scena: si contano infatti su una mano in Italia i casi di riedizione del dna a controverifica degli accertamenti dei Reparti speciali.
È successo ad esempio nel fascicolo a carico di Amanda Nox e quello relativo all'omicidio di via Poma. I magistrati hanno accolto la richiesta dei difensori, Gianluigi Mastio, Pasquale Ramazzotti e Caterina Cucca, che contestavano l'esiguità del materiale biologico sottoposto a riscontro, la qualità («erano frammenti piuttosto deteriorati», spiega Mastio) e il fatto che si trattasse di tracce miste in parte ascrivibili all'aggressore, in parte alla vittima. Il 10 giugno ci sarà l'affidamento ufficiale dell'incarico alla biologa molecolare Maria Cristina Rosatelli che dovrà sciogliere definitamente il nodo. Ad avanzare i primi dubbi era stato il consulente della difesa Andrea Maludrottu. E se anche l'esperta dovesse ritenere non attendibili i risultati dei Ris, potrebbe saltare tutto l'impianto accusatorio perché il dna era l'unica prova a carico di Francesco Lussorio Carai. Tutto era partito da un guanto di lattice rinvenuto dalle forze dell'ordine sul luogo del delitto. L'assassinio era stata la tragica conseguenza di un tentativo di rapina nel corso del quale il pensionato picchiato, legato al letto, imbavagliato con un maglione, era morto per soffocamento.
Francesca Gungui
