dal nostro inviato
Anthony Muroni
CITTÀ DEL VATICANO Dal capitano della Guardia svizzera che ti prende in consegna all'ingresso della Porta di Sant'Anna all'ascensorista che fa su e giù tra il cortile di San Damaso e la Terza Loggia, quella dove è nato lo scandalo Watileaks, pare di camminare sospesi nella storia. Sanno chi sei, cosa fai nella vita, dov'è la Sardegna e da chi stai andando. E si incaricano pure di spiegarti la storia degli stupendi affreschi che abbelliscono i corridoi che portano alla Segreteria di Stato vaticana.
L'anticamera è brevissima e monsignor Giovanni Angelo Becciu - nato a Pattada 65 anni fa, numero tre della gerarchia nella Santa Sede, dove è l'omologo del ministro degli Interni della confinante Italia - si presenta all'appuntamento con una puntualità che farebbe invidia alle Guardie che, fasciate nella loro variopinta divisa, accennano il saluto militare a tutto quello che si muove nel raggio di cinque metri.
Il più stretto collaboratore del cardinale Tarcisio Bertone, dopo l'iniziale formale saluto, si lascia andare anche a qualche intercalare in lingua sarda, tornando immediatamente coi ricordi al 27 agosto del 1972, quando l'allora vescovo di Ozieri Francesco Cogoni lo ordinò sacerdote. Ma anche agli anni, felici, del Seminario regionale di Cuglieri («c'era un futuro sacerdote di Sedilo, di qualche anno più grande di me, che giocava benissimo a calcio») e a quelli che lo portarono alla laurea in Diritto canonico.
Mandato a Roma a frequentare la Scuola diplomatica, da quel momento iniziò la sua carriera di giramondo: presta il suo servizio per molti anni in varie nunziature apostoliche, tra le quali quelle nella Repubblica Centrafricana, in Nuova Zelanda, nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti. Nell'ottobre del 2001 Giovanni Paolo II lo nomina nunzio apostolico in Angola. Il primo dicembre 2001 riceve la consacrazione episcopale dalle mani del cardinale Angelo Sodano, allora Segretario di Stato Vaticano. Il 23 luglio 2009 Papa Benedetto XVI lo trasferisce alla nunziatura apostolica di Cuba, dove rimane fino al 10 maggio 2011, quando il Santo Padre lo nomina sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana. Succede all'arcivescovo Fernando Filoni, nominato prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli.
Con monsignor Becciu la conversazione scorre veloce.
Perché il Papa ha scelto la Sardegna come prima regione da visitare e com'è maturata la decisione?
«Ho visto la gioia dei sardi presenti all'Udienza del 15 maggio quando il Papa ha fatto l'annuncio della sua visita. Immagino che tutta la Sardegna sia rimasta orgogliosa di questo gesto di affetto. Egli ha spiegato quali vincoli legano la sua patria, l'Argentina, alla nostra isola: grazie a dei marinai sardi fu dato il nome di Buenos Aires (Bonaria) alla capitale argentina. Un giorno mentre si pianificavano i viaggi internazionali mi disse che per il momento non intendeva ritornare in Argentina. Allora, come battuta, replicai: sarebbe bello andare alla vicina "Buenos Aires", a Cagliari. Noto che la mia non è rimasta una semplice battuta».
Cosa può significare per l'Isola un così importante appuntamento, ad appena cinque di distanza dal precedente di Benedetto XVI?
«Gioia e fierezza come dicevo innanzi, ma, soprattutto, un'occasione unica per rinvigorire la nostra fede e per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sul momento drammatico che l'Isola sta soffrendo sotto l'aspetto socio-economico. Sia i giorni di preparazione come la giornata stessa del 22 settembre coinvolgeranno le migliori energie per approfondire le tematiche della fede e unire i sardi nel trovare soluzioni ai gravi problemi che li affliggono».
Il Papa si è distinto, in questi primi tre mesi di pontificato, per la sua energia oltre che per l'umiltà e per la pervicacia con la quale, quotidianamente, lancia messaggi ai cristiani e ai potenti della Terra? Qual è l'obiettivo che vuole raggiungere a breve scadenza e quale quello "strategico"?
«Rimaniamo tutti ammirati dallo stile semplice e nello stesso tempo coinvolgente di Papa Francesco. Chi lo ascolta e lo vede non rimane indifferente. La sua parola e il suo sorriso toccano i cuori. Egli parla ai piccoli e ai grandi, agli umili e ai potenti, non si preoccupa di strategie a lungo o a medio termine, ma si affida alla potenza della parola di Dio che sa bruciare i tempi e rinnovare il tutto al di là di ogni schema».
Riuscirà a completare la riforma del Vaticano?
«Più che del Vaticano, si parla di riforma della Curia Romana. Il Santo Padre è deciso a compierla. Noi siamo tutti fiduciosi che possa iniziarla e pronti a collaborare per portarla a termine. Non sarà dall'oggi al domani. Egli intanto ha iniziato l'opera riformatrice con i suoi gesti e ci ha coinvolti tutti nella scelta di uno stile di vita sobrio, in un esercizio di governo più collegiale e nel coraggio di puntare all'essenzialità evangelica».
Come sta Papa Benedetto e come procede il suo «ritiro lontano dagli occhi del mondo» in Vaticano?
«Papa Benedetto è ammirevole per il coraggio e la coerenza delle sue scelte. Aveva detto che si sarebbe ritirato nel silenzio della preghiera e dello studio e così è stato. La popolarità di Papa Francesco non si può spiegare senza il sacrificio di amore a Cristo e alla Chiesa di Benedetto XVI. La bellezza della Chiesa non è nella contrapposizione di un Papa contro l'altro, ma nella loro complementarietà . La grandezza di un Pontefice non dipende dalla sua popolarità , ma dalla fedeltà a quanto richiestogli da Cristo in quel determinato momento della storia».
Benedetto XVI lo ha personalmente conosciuto nel 2009, in occasione del viaggio del pontefice in Angola. A luglio dello stesso anno il Papa lo invia sempre come nunzio a Cuba, dove si distingue per la sua capacità di mediazione. A lui viene attribuito gran parte del merito per la scarcerazione di diversi dissidenti da parte del regime. Con Raul Castro monsignor Becciu instaura un dialogo fatto di discrezione ma anche di fermezza, soprattutto per quanto riguarda la libertà religiosa o la possibilità per i missionari di entrare nel Paese. Oggi dal suo tavolo passano i principali dossier della Santa Sede per la nomina dei nunzi in tutto il mondo, così come i dispacci delle sedi diplomatiche. È una figura "operativa" il cui compito è trasmettere la volontà del Papa, coordinare i vari organismi e vigilare perché tutto proceda senza intoppi. Fa capo all'ufficio del Sostituto la traduzione dei documenti pontifici, la gestione del personale della Curia, la corrispondenza, la Cancelleria, la vigilanza sugli organi di informazione. Solitamente è al fianco del Papa nei suoi viaggi.
L'ultima è una domanda personale: qual è il suo legame con la sua terra d'origine? Ogni quanto riesce a tornare in Sardegna?
« Sardu fio e sardu so . Nei miei trent'anni di peregrinare per il mondo non ho mai mancato di tenere attivi i ponti con la Chiesa diocesana, con la famiglia e con gli amici. Sono solito trascorrere le mie vacanze in Sardegna ove sono sempre approdato, mi trovassi in Africa, nell'Oceania, negli Stati Uniti, in Europa o nel Caribe. Il richiamo della terra natia per noi isolani è insopprimibile e fa bene al cuore rituffarsi nell'humus sociale e cristiano delle nostre genti».
(muroni@unionesarda.it)
