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L'unione sarda. Il ciclone Grillo ad Assemini

Comizio-spettacolo a favore del candidato Cinque Stelle al ballottaggio Attacchi a tutto campo contro la Boldrini («nominata col 3%») e Napolitano

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ASSEMINI Beppe Grillo contro tutti. Ad Assemini per la chiusura della campagna elettorale in vista del ballottaggio, con il M5S opposto al centrosinistra, ha attaccato la Boldrini («è nominata da Sel, conta il 3%»), che aveva apostrofato come «antidemocratiche» le frasi del comico contro le Camere, definite «tombe maleodoranti». Ma anche Bersani («non ha offerto accordi, voleva i nostri senatori») e Napolitano («non gli compete dire quanto dura il governo»).
IL COMIZIO In 4 mila hanno accolto il leader pentastellato, con bandiere e tifo da stadio. L'inizio è dedicato a un siparietto che il comico genovese sostiene di aver avuto all'arrivo, in aeroporto: «Una signora mi ha accusato di non aver fatto il patto con il Pd per mandare via Berlusconi», ha detto senza gridare. «Ho replicato che non ci hanno offerto alcun accordo, ma Bersani voleva convincere undici nostri senatori a passare dalla sua parte per avere la maggioranza e fare un governo senza di noi. Lui non mi ha cercato, ma ci ho pensato io, su Youtube, a dirgli di rinunciare ai 64 milioni di finanziamento pubblico subito come abbiamo fatto noi con i nostri 42, se proprio voleva lanciare un segnale comune». Il silenzio del Pd, però, non ha turbato Grillo: «Noi in tre anni e mezzo e senza soldi siamo diventati il primo partito d'Italia. Si sappia, perché nessuno ce lo riconosce. Siamo nati come San Francesco il 4 ottobre: il Papa ci ha copiato, è grillino. E noi, a giudicare come funziona l'Italia, siamo gli ultimi francescani». Applausi.
LA POLEMICA Ora il comico entra nel vivo della sua filippica. Inizia ad alzare il tono, a tenere desta l'attenzione della folla con una serie di bordate dritte al cuore del sistema. Con la presidente della Camera Laura Boldrini non è tenero: «Lei non è stata eletta, ma nominata da un partito che non conta niente e fa finta opposizione. Sembra di sentire Berlusconi quando diceva che non bisogna parlare di mafia per non danneggiare l'immagine del Paese». Accuse al Pd e al Pdl sulla legge elettorale: «Potevano cambiarla in un secondo, abrogando il Porcellum e rimettendo la vecchia legge. Ma dovevano salvare Berlusconi».
COLPO DI STATO Contro il governo Grillo ne ha più d'una. «Enrico Letta, il premier, per vent'anni ha fatto solo il nipote di suo zio Gianni a 10 mila euro al mese». E poi: «Pd e Pdl e centristi hanno architettato un colpo di Stato. In una notte si sono messi in tre, con un uomo di 85 anni, e hanno deciso di fare il governo».
L'AUSPICIO Accuse ai giornali «che ci attaccano». La folla ascolta: «Mi danno del fascista perché sostengo che il Parlamento è una scatola vuota con dei fuorilegge che fanno le leggi? Rispondo che continueremo a batterci perché arrivi in porto la legge sull'incandidabilità di Berlusconi. E continueremo a vigilare su quel che fanno questi onorevoli nominati: approvano leggi che non capiscono per conto dei loro capi. E saremmo noi i dilettanti? Se non fosse stato per M5S i fondi per la piccola-media impresa sarebbero andati alle banche».
LA FILIPPICA Dopo le accuse al ministro dell'Economia Saccomanni («un banchiere») e ad altri ministri, Grillo si è scagliato contro la condotta poco sobria della casta, contrapponendola alla situazione disagiata di milioni di pensionati, che vivono con meno di 500 euro al mese. «Tagliamo le auto blu, tagliamo gli sprechi. Portiamo le pensioni minime ad almeno mille euro». Ma per il blogger bisogna ripartire dal lavoro: «Ci dev'essere lo Stato, accanto alle categorie indigenti. Oggi non c'è. Penso alle potenzialità della vostra splendida terra: ma davvero i sardi possono fare solo i camerieri negli alberghi?».
NAPOLITANO La botta finale è per Giorgio Napolitano: «È un presidente che si raddoppia l'incarico. E va in giro con una macchina scoperta in una parata dove non c'è nessuno: ha detto che questo governo durerà 18 mesi. Non gli compete, ma lo dice perché tra 18 mesi ci sono le europee con le grandi cariche che toccano gli italiani. Quelle elezioni potremmo vincerle noi, ha paura». Ride, Grillo. Prima di ricevere il saluto della folla. E di lanciare l'ultima sfida a Berlusconi: «Il Pd sparirà e resteremo noi contro di lui». C'è Gavino Sale, leader di Irs, nel backstage. Accordo in vista delle Regionali? «No. Solo battaglie comuni». Ma un avvertimento a centrodestra e centrosinistra lo lancia: «Siamo pronti alla sfida sarda».
Lorenzo Piras

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