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L'unione sarda. Rivolta contro lo sbarramento

Guerra sulla legge elettorale: a rischio la soglia del 3%

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La ghigliottina che decapita i piccoli partiti, chiamata sbarramento, forse è già saltata. Almeno per chi sta dentro le grandi coalizioni. Ma si profila un'altra mannaia che taglierebbe fuori dal Consiglio regionale più o meno tutti, tranne appunto le alleanze principali: un maxi-sbarramento unico al 12-15%. Dal quale si salverebbero, si suppone, solo il centrodestra e il centrosinistra, e probabilmente il Movimento 5 Stelle.
LA NORMA La giornata di lavori sulla legge elettorale si trasforma in una guerra sulle soglie votate in commissione Autonomia per partecipare alla distribuzione dei seggi: 10% per le coalizioni, 5% (era il 7, poi corretto) per i partiti che vanno da soli, 3% se dentro un'alleanza. Con quest'ultima regola, nel 2009, sarebbero rimasti fuori Rossomori, Pdci, La sinistra e Mpa.
Vota sì il centrodestra (ma non Franco Cuccureddu dell'Mpa, non a caso), vota no il centrosinistra. Compreso il Pd, che gli alleati accusavano di essere in realtà favorevole al limite del 3%. Ipotesi smentita dal segretario Silvio Lai su Twitter: «Attacchi ingiustificati, se la legge elettorale non garantirà l'accesso alla rappresentanza chiederemo che siano i sardi a esprimersi». In caso di approvazione con meno di 54 voti su 80, basterebbero le firme di 16 consiglieri per avere un referendum sulla legge.
CONTRARI Gli sbarramenti scatenano reazioni inviperite: da Sel, Michele Piras parla di «legge ripugnante», Luciano Uras boccia «ogni regola che scoraggi la partecipazione». Roberto Capelli (Cd) ricorda il patto del centrosinistra sardo per una legge che, tra le altre, «non contenga nessuno sbarramento per le liste in coalizione», e ipotizza di sciogliere l'alleanza col Pd.
Bustianu Cumpostu (Sardigna natzione) vede gli sbarramenti «funzionali all'umiliazione delle espressioni politiche autoctone». Secondo Irs è «un golpe a norma di legge: un movimento con 80mila voti resterebbe fuori».
IN AULA «Così create un mostro», avvisa in serata il sardista Paolo Maninchedda, «un meccanismo irrazionale che costringe le forze minori a portare voti ai partiti cardine». Il suo capogruppo Giacomo Sanna sintetizzerà così: «Pd e Pdl si vogliono mangiare gli alleati». Per Mario Diana (Sardegna è già domani) è «un obbrobrio di legge: meglio niente sbarramenti». Contrari anche Radhouan Ben Amara (Pdci), Daniele Cocco (Sel) e Giuseppe Stocchino (Prc). Efisio Arbau (La base) è più perplesso per le soglie del 10 e 5%.
«L'idea stessa di sbarramento è difficile da sostenere», ragiona Pietro Cocco (Pd), presidente di fatto della commissione Autonomia. Franco Cuccureddu avvisa: «Se chi vuole questo tipo di legge non ha 54 voti, firmeremo in massa perché si faccia il referendum». E coi problemi di quorum, si rischia di votare nel 2014 con la vecchia legge, il Porceddum sardo che non garantisce governabilità. «Non servono approcci minacciosi», ribatte però il capogruppo Pdl Pietro Pittalis: «Certe critiche sembrano mosse da tornaconti di partito».
L'ex Idv Adriano Salis suggerisce un supplemento di trattativa: «Teniamo in piedi la soglia minima per aggregare le coalizioni, eliminiamo quelle utili a cucire l'abito su di sé». Anche il capogruppo Pd Giampaolo Diana suggerisce «prudenza e saggezza, per garantire la partecipazione», e chiede di rinviare le votazioni. Richiesta accolta dal Pdl: si riparte stamattina, e intanto circola l'ipotesi di eliminare gli sbarramenti del 5 e del 3%, sollevando però quello del 10 (per le coalizioni) di 2-5 punti.
PARITÀ Altro punto da definire, la doppia preferenza uomo-donna: la consigliera regionale di parità Laura Moro ha organizzato un incontro sul tema per domani, alle 17.30 alla comunità La collina di Serdiana, con associazioni, comitati e donne elette nelle istituzioni. Mentre il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, ha fatto appello a tutti i consiglieri «perché nessuno chieda il voto segreto» su questo tema, ottenendo dagli altri gruppi la garanzia di una discussione aperta in aula e un voto palese.
Giuseppe Meloni

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