Cento giorni, poi si vota. Forse. Ma in un modo o nell'altro il centrosinistra dovrà pur sciogliere il dubbio che si porta appresso, grosso modo, dal 16 febbraio 2009, data delle ultime Regionali. E cioè: chi diavolo candidiamo alle prossime? La risposta dovrebbe venire fuori dalle primarie: il Pd ha proposto di farle il 29 settembre e gli alleati hanno detto che vabbè, sì, può andare. Quindi la data è fissata. I giorni che mancano, a essere pignoli, sono 103. Ora resta solo da trovare il modo per non farle.
Perché questo, per molti, è il vero obiettivo. Non necessariamente per malafede, ansia di controllo, rigurgito centralista: elementi che pure albergano nei partiti, ma in questo caso superati dai timori di una lotta fratricida. Se c'è un nome che mette tutti d'accordo, è il ragionamento, le primarie non sono necessarie.
DUBBIO SORU Il problema è mettere tutti d'accordo. Chi può far saltare il gioco è Renato Soru. Nel Pd e fuori, ogni discorso sulle Regionali parte dal quesito: Soru che fa? Il suo recente attivismo ha prodotto due correnti di pensiero: la prima giura sulla sua volontà di ricandidarsi (indizio rivelatore: la frase alla direzione regionale del Pd sul fatto che il giudizio per evasione non lo fermerebbe). La seconda conclude che Soru si agita per lasciar credere di volersi candidare, e così fare pressing per risultare poi determinante nella scelta del vero candidato (indizio rivelatore: la medesima frase alla direzione del Pd, troppo franca - secondo alcuni - per essere vera).
Di certo Soru incontra forti resistenze nel suo partito e non solo. Perciò alcune aree del centrosinistra starebbero lavorando per coinvolgerlo in una scelta collettiva, pronte però, se lui si candidasse, a contrapporgli alle primarie un avversario forte. Sia per l'una che per l'altra ipotesi, attualmente il nome che circola di più è quello di Francesca Barracciu.
LE ALTRE IPOTESI Su di lei sarebbero orientati diversi ceppi del partito, sia ex Ds che popolari. L'eurodeputata non si sbilancia, e intanto si concentra sul suo lavoro a Bruxelles. Circolano anche altri nomi, dal segretario del Pd Silvio Lai al sindaco di Sassari Gianfranco Ganau. Entrambi piacerebbero ad Antonello Cabras. Possibili outsider: Francesco Sanna, vicinissimo a Enrico Letta, o Paolo Maninchedda con la sua “lista Sardegna”.
Possono entrare in campo anche personaggi noti finora più per il profilo professionale che per l'impegno politico. Come la sociologa Lilli Pruna (che pure alle Politiche era candidata con Sel) e Franco Siddi, leader nazionale del sindacato dei giornalisti. Quest'ultimo in particolare raccoglie consensi sia tra i centristi che nelle componenti più di sinistra.
LE INCOGNITE A parte Soru, l'altro granello nel meccanismo anti-primarie è Roberto Deriu. Venerdì 28 aprirà la sua campagna elettorale. Se entro fine luglio (data concordata dalla coalizione per le candidature) depositerà le firme richieste, come si farà a dirgli che le primarie non si fanno?
E poi c'è attesa per le mosse di quelli che fanno riferimento a Matteo Renzi. Si sono riuniti nei giorni scorsi, i più noti sono i consiglieri regionali Chicco Porcu e Gavino Manca (quest'ultimo rappresenta anche l'area di Arturo Parisi, che segue da vicino il percorso renziano). Si guarda al congresso regionale, ma c'è la voglia di incidere nella scelta del leader per il 2014. Magari con una loro candidatura alle primarie, ma ancora non è detto. «Di sicuro - avverte Porcu - dopo i rinvii e la melina di questi anni, la cosa da evitare più di tutte sono primarie pilotate. Sarebbe il miglior modo per perdere di nuovo la Regione».
Scommessa facile: la discussione animerà le prossime settimane, e circoleranno nomi finora non emersi. Tanto poi tra cento giorni si vota. Forse.
Giuseppe Meloni
