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L'unione sarda. E-democracy, la sfida sarda

Presentata la piattaforma tecnologica della Regione, ma è subito polemica sulla Zona franca

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Alla fine è stato messo in Rete. Da ieri anche la Sardegna ha il suo portale di edemocracy, www.sardegnasecondote.it, che permette di coinvolgere i cittadini sulle scelte  strategiche in linea con le indicazioni dell’Ue. Nonostante i detrattori lo definiscano uno strumento di campagna elettorale, il governatore Ugo Cappellacci ha lanciato la prima “consultazione” su due temi caldi: la flotta sarda e la Zona franca. «Promuoviamo una piattaforma telematica che racchiude tutti gli strumenti in grado di avvicinare la politica ai cittadini», ha spiegato. «È un patrimonio della Regione e sarà a disposizione dei sardi, a prescindere da chi sarà al governo dell’Isola, e degli enti territoriali. L’iniziativa segue quelle già avviate su scuola digitale, data recovery, banda larga e fascicolo sanitario elettronico, e pone la Sardegna all’avanguardia sul piano tecnologico». Ha quindi concluso: «Se questa è campagna elettorale, dico che la fa per primo chi ci accusa. In Sardegna c’è un problema culturale, cioè quello di vedere il nemico nello  chieramento avverso e di contrastarlo a prescindere». Marcello Barone, ad di Sardegna.it, che ha curato la piattaforma con i suoi tecnici, ha ricordato «che per accedere occorrerà  registrarsi e che potranno essere effettuati anche piccoli sondaggi». Intanto è polemica anche sui contenuti delle prime consultazioni. Sulla Zona franca, il presidente dell’Anci Cristiano Erriu afferma: «La dichiarazione di Cappellacci per la quale farà l’appello dei sindaci presenti e quindi di quelli assenti durante la sua chiamata alle armi romana del 24 giugno, che fa seguito al preappello suo e del Pdl a Sorso, è priva di ogni elementare correttezza istituzionale». Cappellacci replicherà: «Il mio era solo un appello alla responsabilità e all’essere conseguenti rispetto agli impegni politici». Giampaolo Diana, capogruppo Pd, informa di aver depositato una mozione per chiedere al presidente «di presentarsi in Consiglio venerdì per riferire sul merito della proposta che intende presentare al Governo e poi all’Ue». Per Diana «il Consiglio regionale è la sola sede per definire una posizione unitaria e superare quel deficit culturale di cui parla Cappellacci» davanti ai problemi storici della Sardegna.(lo. pi.).

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