Macché, niente da fare. Un altro stop sulla legge elettorale, ancor più pesante perché il Consiglio regionale non si limita a far slittare il dibattito: rimanda il provvedimento in commissione Autonomia, pessimo segno. Colpa delle divergenze sulle soglie di sbarramento, ma forse c'entra anche lo spauracchio della doppia preferenza di genere.
RISCHI Sempre più concreto il pericolo di celebrare le Regionali 2014 con un inedito Porceddum , cioè la legge elettorale nazionale (applicata in Sardegna nel 2004 e nel 2009) ma depurata, per via delle nuove norme dello Statuto, del premio di maggioranza che incrementa il numero dei seggi. Quindi con l'incubo di un governatore “anatra zoppa”. Oppure, se l'incremento fosse ancora applicabile (come qualcuno ritiene), si vanificherebbe il taglio da 80 a 60 dei seggi del Consiglio.
SBARRAMENTI Non è bastato concordare l'eliminazione della soglia del 3% per i partiti dentro le coalizioni: il centrosinistra chiede di eliminare anche quella del 10% per le coalizioni stesse, e del 5 per i partiti che corrono soli. Al massimo accetterebbe uno sbarramento di coalizione, ma non troppo alto. Posizioni troppo distanti, tra i poli, per poterci lavorare in aula: e così si litiga in spazientite riunioni tra commissione e capigruppo.
Nei pochi minuti di seduta ufficiale del Consiglio, il capogruppo Pdl Pietro Pittalis avverte: «Vorrei capire se questa legge elettorale interessa o no». «Siamo pronti a trattare», dirà in serata Giampaolo Diana, capogruppo del Pd, «ma non su una legge che penalizzi la giusta rappresentanza delle varie aree politiche».
Possibile, ora, che si faccia una riforma ridotta all'osso: via il listino, otto collegi, premio di maggioranza. Senza la doppia preferenza di genere: «È quello il vero ostacolo, per molti partiti», dice il gruppo Sel-Sardigna libera. «La doppia preferenza non è più rinviabile, come l'eliminazione del listino», aggiunge Mario Bruno (Pd). «Basta con questo teatrino», protesta invece il coordinatore dei Riformatori Michele Cossa, «accantoniamo la legge e portiamo in aula il taglio delle Province».
PARITÀ Per vigilare sulla preferenza di genere è ripreso in Consiglio il presidio delle donne del Coordinamento per la democrazia paritaria, che ora però rilancia l'allarme su un possibile voto segreto: «Esprimiamo forte preoccupazione per i rischi di insabbiamento», recita una nota, «invitiamo elettrici ed elettori a vigilare perché la legge venga approvata e garantisca un risultato elettorale in linea con la Costituzione». E l'avvocato Anna Maria Busia ringrazia la presidente Claudia Lombardo che «ha evitato che si votasse una legge che avrebbe cancellato per sempre la doppia preferenza».
Giuseppe Meloni
