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L'unione sarda. Navi, pressing sulla Ue

Cappellacci incontra Almunia a Bruxelles e rilancia la flotta sarda: «È indispensabile per spezzare il monopolio dei signori del mare»

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Cappellacci va avanti a tutta forza e punta la prua della flotta sarda sugli armatori (ovvero «i signori del mare», come li definisce il governatore), accusati di strozzare l'Isola con tariffe stellari che stanno mettendo in ginocchio la già fragile economia isolana. Ecco perché ieri pomeriggio, incontrando a Bruxelles il commissario europeo per la Concorrenza, Joaquin Almunia, ha ribadito che «la creazione di una flotta sarda è condizione indispensabile per spezzare il monopolio delle compagnie di navigazione».
Il cartello - tiene a precisare Cappellacci - non è più un'invenzione propagandistica o un argomento di polemica, ma un'entità certificata dall'Antitrust che, per questo motivo, ha inflitto otto milioni di euro di sanzione alle compagnie di navigazione, così distribuiti: Moby (5.462.310 euro), Grandi Navi Veloci (2.370.795), Snav (231.765) e Marinvest (42.575). Moby e Grandi Navi Veloci hanno annunciato ricorso al Tar, le altre chissà.
Ricorso o no, per Cappellacci la decisione del Garante equivale a una pistola fumante, alla prova provata che gli armatori si sono messi d'accordo per tenere alte le tariffe (stiamo parlando dell'estate del 2011, ma quest'anno comprare un biglietto per il traghetto costa dal 10 al 40 per cento in più rispetto all'anno scorso). E come difendersi da questa avidità degli armatori? Semplice - dice Cappellacci - con una flotta allestita dalla Regione Sardegna, classico esempio di intervento pubblico finalizzato a ripristinare le regole di mercato. Sembra facile, in realtà la flotta battente i Quattro Mori si è incagliata sulla classica accusa di «aiuti di Stato» contestata dall'Unione europea. Tirrenia (sotto investigazione per gli incentivi dello Stato) e Saremar (staccatasi dalla casa madre prima della privatizzazione e acquisita dalla Regione che ha immesso nel capitale sociale una decina di milioni di euro) sono finite nel calderone. Cappellacci, adesso, dal calderone vuole uscire, con la separazione dei procedimenti, sperando che la flotta sarda possa riprendere il mare, riproponendo l'esperienza della “Dimonios” e della “Scintu” dell'estate 2011 e 2012.
Ma il commissario come ha reagito? Almunia, ha spiegato il governatore, ha assicurato «massima attenzione e disponibilità sulla separazione dei pronunciamenti», pur rimettendosi alle valutazioni dei suoi tecnici che nei prossimi giorni incontreranno gli esperti della Regione per avere un quadro più completo e poter poi prendere una decisione in tempi rapidi.
L'ipotesi di una flotta gestita dalla Regione («ma in futuro una privatizzazione con l'intervento degli imprenditori sardi è tutt'altro che un'ipotesi fantascientifica», chiosa il governatore) è uno spauracchio per gli armatori. L'altro giorno, però, sono scesi in campo anche gli oltre duemila lavoratori della Tirrenia. Attraverso la Federmar-Cisal, essi hanno manifestato la loro contrarietà alle iniziative di Cappellacci e di alcuni parlamentari (leggi, Mauro Pili). La soluzione - è la proposta di Federmar-Cisal - è un'altra: rivisitare l'esistente convenzione secondo le indicazioni (collegamenti, viaggi, tariffe, qualità dei servizi) ritenute indispensabili dalla Regione.
Ivan Paone

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