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L'unione sarda. «Dettori non ci pagava»

Schiavo nell'ovile? Il rumeno in videoconferenza

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Fatica a mettere insieme i ricordi Liviu Ganga, l'ultima degli allevatori rumeni sentito in videoconferenza al processo a carico degli allevatori di Ottana Pietrino e Antonio Dettori, 49 e 81 anni. I due - difesi dagli avvocati Mario e Francesco Lai - sono accusati di aver ridotto in schiavitù, era il 2010, tre rumeni che lavoravano nella loro azienda. I tre sono Mariano Cullan e sua moglie Maria Adela Punca, che hanno testimoniato lo scorso 30 maggio. L'altro è proprio Ganga che ieri davanti alla Corte d'Assise di Nuoro presieduta da Antonio Luigi Demuro (a latere Claudio Cozzella) è Ganga a ricostruire la vicenda. In collegamento video dal palazzo di giustizia Tirgu Mures in Romania, con l'aiuto dell'interprete Alexandra Paulescu.
L'INTERROGATORIO Incalzato dalle domande del pm della Dda di Cagliari Guido Pani, Ganga si contraddice in qualche punto rispetto a quanto riferito ai carabinieri il 18 maggio del 2010 all'atto della denuncia. Si confonde sul comportamento di Pietrino Dettori nei loro confronti: «Alzava la voce, ma mai veri maltrattamenti, a parte che ci dava da mangiare solo pasta e non ci pagava». Agli inquirenti aveva invece descritto un clima di terrore: «Avevamo paura di lui, quando era nervoso Pietrino Dettori ci offendeva chiamandoci zingari e a Marian una volta ha detto che lo avrebbe seppellito sotto le pietre».
L'APPROCCIO HARD E sulla pesante accusa di tentata violenza sessuale mossa da Maria Adela Punca ad Antonio Dettori, Ganga ieri afferma che all'epoca non sapeva di problemi tra la Punca e Dettori. Invece alle forze dell'ordine aveva riferito il contrario. E ieri in dibattimento dice che la ragazza era andata da lui in lacrime raccontandogli lo spiacevole episodio, ma che in quella occasione aveva risposto di non crederci «perché l'anziano non era in grado di fare una cosa simile».
I FATTI Verità a confronto e una matassa difficile da dipanare. Ganga, Cullan e Punca abitavano tutti insieme in una piccola stanza, dovevano usare un bagno esterno e lavoravano dalla mattina alla sera. Al momento della fuga a quanto pare non avevano un soldo, e per tutto il tempo i generi di prima necessità erano stati forniti loro dai datori di lavoro, «che ce li detraevano dallo stipendio». Ganga, che quando giunsero Cullan e Punca era dai Dettori da circa un anno, afferma che la situazione è degenerata dopo l'arrivo dei connazionali: «I Dettori iniziarono a trattare male anche me, ma fino ad allora era andato tutto abbastanza bene tanto che avevo invitato i miei conoscenti a venire». Tutti e tre affermano che non si potevano muovere dall'azienda, però disponevano delle chiavi del cancello. Il 31 ottobre la sentenza.
Francesca Gungui

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