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L'unione sarda. Solo trentasette consigliere in oltre 60 anni di elezioni

I numeri della presenza femminile nell'Assemblea

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Si può essere favorevoli alla doppia preferenza di genere oppure no, però va detto che i numeri della presenza femminile nella storia del Consiglio regionale sono imbarazzanti. Appena 37 elette dal 1949 fino all'era di Twitter. Basterebbe a contenerle tutte (magari un po' strettine) un'aula scolastica, non un'aula parlamentare. Non più del 6,6 per cento in rapporto ai 557 consiglieri regionali dell'era autonomistica.
Se poi si calcola che, complici i listini regionali dei “nominati”, nelle ultime due legislature si è registrato un lieve aumento delle elette, emerge che il primo mezzo secolo di consultazioni nell'Isola aveva visto poco più di venti volti femminili a variare, come mosche bianche, un noioso panorama di onorevoli in cravatta.
LE GIUNTE Certo, era il frutto di libere elezioni. E c'è la solita storia che spesso neppure le donne votano le donne. Ma le cose non cambiano molto quando si passa dalla scelta popolare alle indicazioni dei partiti. E cioè quando si formano le Giunte. Anche qui, il numero delle donne sale un po' con le ultime due legislature: otto in quella di Soru, altrettante in quella di Cappellacci (ma il secondo esecutivo dell'attuale legislatura, fatto solo di uomini, fu azzerato dal Tar due anni fa per mancato rispetto della parità di genere). Prima, appena quattro (4) in 55 anni.
E dire che la Sardegna era partita benino, con una donna in Giunta già nel 1955: la professoressa Pierina Falchi, della Dc nuorese, che fu anche consigliera dalla prima alla quarta legislatura. Nell'esecutivo presieduto da Giuseppe Brotzu avevano creato una delega alla “Istruzione, assistenza e beneficenza”, terminologia che ricordava un po' l'economia domestica, perfetta per una signora.
Ma dopo di lei, per rivedere un'altra donna tra gli assessori bisognerà aspettare la prima Giunta Palomba (1994), che ne ospitò tre. Viene il sospetto che, a favorire questa ventata di democrazia paritaria, fosse la legge sull'incompatibilità tra assessori e consiglieri, che imponeva i tecnici. Sospetto aggravato dal fatto che nei tanti esecutivi successivi, caduta l'incompatibilità, si sia ritornati al monocolore maschile (g. m.)

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