Sono amareggiate e deluse per la bocciatura sulla doppia preferenza di genere, nella legge elettorale statutaria della Sardegna, che rende più difficile la partecipazione femminile all'interno della politica sarda. Le reazioni che arrivano da alcune rappresentanti del mondo imprenditoriale e sindacale della Sardegna sono di condanna per un atto che si è consumato con voto segreto. «Trovo questo fatto poco edificante», sottolinea Ketty Corona, presidente Sardegna Ricerche, «ma, alla fine, cosa potevamo aspettarci da un'aula formata da 73 uomini e 7 donne, di cui una è presidente e si astiene? Non mi sento rappresentata da un Consiglio regionale così composto. Le istanze delle donne non ci sono e questa è una delle dimostrazioni. Mi sarei aspettata un po' più di coraggio da parte di chi ha votato contro. Da parte di questa classe politica mi pare ci sia la volontà di escludere le donne dai posti di potere. Dove sono finiti tutti i discorsi a favore della doppia preferenza di genere?».
Il segretario regionale della Cisl Oriana Putzolu ritiene questa bocciatura «un fatto molto grave, avvenuto in un momento di crisi molto forte. Mi meraviglia tantissimo che coloro che hanno permesso questo non abbiano tenuto conto che un tale risultato darà l'ennesimo colpo al gruppo dirigente politico. Credo che alle prossime elezioni ci sarà una risposta negativa, quella dell'astensionismo». La segretaria regionale della Cgil Marinora Di Biase non ha dubbi: «Il cammino per la democrazia paritaria ha registrato un passo indietro che dimostra il peso politico della sopraffazione maschile ai danni delle donne. La nostra battaglia non si ferma. Siamo ancora più motivate a proseguire per ottenere un diritto sancito anche dallo Statuto speciale».
Eleonora Bullegas
