Che beffa sarebbe, se dopo aver bocciato la doppia preferenza di genere arrivassero le quote. Probabilità che accada? Diciamo il 10 per cento. Ma la possibilità teorica c'è: perché martedì, quando il Consiglio regionale riprenderà i lavori sulla legge elettorale, si discuterà un emendamento che riserva alle donne (o agli uomini, se in un fantafuturo fossero il sesso meno rappresentato) un terzo dei seggi dell'assemblea: 20 su 60.
LE QUOTE Lo ha presentato Renato Soru, solo soletto. Giovedì in aula l'ex governatore non ha fatto mistero di nutrire scarso entusiasmo per la doppia preferenza uomo-donna, ma ha insistito sull'opportunità della quota di genere.
Se fosse passato il meccanismo del doppio voto, quell'emendamento sarebbe stato preso in considerazione da pochi (ci sono dubbi di costituzionalità , anche se i giuristi che l'hanno studiato non la pensano così). Ma ora c'è chi, come l'ex Idv Adriano Salis, afferma: «Sono sempre stato contrario alle quote rigide, ma ora non resta altra possibilità che votare la proposta Soru». E il capogruppo del Pd Giampaolo Diana annuncia: «Noi lo sosterremo».
IL NO DEL PDL Difficile però che ottenga i voti della maggioranza. «Quell'emendamento è solo un modo propagandistico di porre il problema», dice il capogruppo del Pdl Pietro Pittalis: «La verità è che in aula abbiamo assistito al festival dell'ipocrisia. Alcune forze politiche hanno fatto chiasso, ma non avevano candidato neppure una donna in molti collegi delle ultime Regionali». A questo punto «martedì la legge elettorale, che è l'unica possibile, dev'essere approvata».
Semmai, sempre nel Pdl, la relatrice Gabriella Greco sta verificando con gli uffici del Consiglio la possibilità di recuperare gli emendamenti sulla doppia preferenza: in effetti, il voto segreto di due giorni fa non ha bocciato esplicitamente quella norma, ma solo cancellato l'articolo cui quegli emendamenti si riferivano, facendoli decadere.
Ma non sarà semplice, perché comunque il voto segreto ha introdotto un richiamo esplicito alla legge nazionale che prevede la preferenza unica. «Eppure la preferenza di genere sarebbe stata lo strumento ideale», ricorda Greco: «Le sole quote nelle liste non bastano, come dimostra la Lombardia».
REFERENDUM E RICORSI Se non ci saranno sorprese e la legge elettorale arriverà alla fine così com'è, cioè con la preferenza unica, a quel punto diventerà decisivo il numero dei voti con cui verrà approvata definitivamente in aula.
Essendo una legge statutaria, deve ottenere la maggioranza assoluta (41): e questo è facile che avvenga. Ma se non si arriva alla maggioranza dei due terzi (54), basteranno le firme di 16 consiglieri regionali per proporre un referendum che potrebbe mettere a rischio la riforma elettorale. Le consigliere del Pdl (Simona De Francisci, Alessandra Zedda, Rosanna Floris, Lina Lunesu e Gabriella Greco) sono già pronte a lanciare la sottoscrizione. Se invece si superasse quota 54, bisognerebbe raccogliere in tre mesi le firme di quasi 50mila cittadini per imporre la consultazione.
Altre donne, quelle del Coordinamento per la democrazia paritaria che raccoglie diverse associazioni femminili, stanno invece pensando a un ricorso. Ancora non è chiaro di che tipo: forse sarà necessario attendere l'esito delle prossime Regionali, e poi impugnarlo. Ma c'è anche la possibilità che la legge venga impugnata dal governo per il mancato rispetto della norma che favorisce la parità di accesso alle cariche elettive (presente nella Costituzione ma anche nella nuova versione dello Statuto sardo).
REAZIONI Di sicuro, la bocciatura a scrutinio segreto della doppia preferenza continua a suscitare reazioni sdegnate. «In un momento, anni di battaglie di civiltà per la parità sono stati azzerati facendo ritornare la Sardegna indietro di anni luce, ai tempi in cui le spartizioni di potere si dovevano fare tra maschi», protestano le deputate del Pd Caterina Pes, Romina Mura e Giovanna Sanna.
«Uno sfregio alla democrazia, non voterò la legge», annuncia Giuseppe Stocchino (Prc), mentre il leader Idv Federico Palomba sollecita «un sussulto di dignità » del Consiglio. «Progres condanna senza mezzi termini la classe politica sarda», afferma una nota della segreteria del movimento indipendentista: «Esiste un partito trasversale palesemente ostile al cambiamento. Tutti i consiglieri gettino la maschera e dichiarino apertamente il proprio voto». «Profonda delusione» viene espressa dal vertice regionale della Cgil per «un fatto gravissimo, cui occorre rimediare in fretta, entro martedì. Oppure con una norma di un solo articolo sulla doppia preferenza di genere, con procedura rapida».
Giuseppe Meloni
