Pietro Ciarlo, costituzionalista dell'Università di Cagliari e componente della commissione dei 35 “saggi” per le riforme, è considerato il padre della doppia preferenza di genere, da lui introdotta nella legge elettorale della Campania del 2010. A quell'epoca Ciarlo era capogruppo del Pd nel Consiglio regionale campano.
di Pietro Ciarlo
Alle Regionali del 2005, in Campania, furono elette 8 donne su 60: ma solo due grazie alle preferenze, le altre nel cosiddetto listino. Nel 2010, invece, si arrivò a 16 e neppure una tramite il listino, visto che era stato eliminato con la nuova legge elettorale regionale. Quella che, in più, introdusse la doppia preferenza di genere. Di fatto, concordammo uno scambio politico: ai consiglieri regionali interessava abolire il listino, che però veniva di solito utilizzato per portare più donne in Consiglio. Allora insistemmo per inserire la doppia preferenza uomo-donna. Ora, la Sardegna rischia di trovarsi senza listino e senza quella regola che favorisce la parità.
La legge elettorale campana fu subito impugnata dal governo Berlusconi, ma la Corte costituzionale ha confermato la piena legittimità della doppia preferenza. Anche perché è una norma efficace per favorire la presenza di donne nelle istituzioni, ma al tempo stesso molto equilibrata: non altera il risultato elettorale creandone uno artificioso, non forza la volontà popolare. E non ha niente a che fare con le quote. Anche perché gli elettori, pur avendo a disposizione due preferenze, restano liberi di esprimerne una sola oppure nessuna.
Quando abbiamo ideato il meccanismo della doppia preferenza nella legge elettorale campana, a dire il vero, non potevamo prevedere con precisione quale potesse essere il suo reale effetto promozionale. I sistemi elettorali sono così, finché non li sperimenti non puoi mai sapere bene a cosa porteranno. Adesso invece è disponibile una adeguata sperimentazione. È stata adottata in qualche altra Regione e soprattutto, con legge statale, nei Comuni maggiori, e in tutti i casi ha avuto l'effetto di incrementare, senza eccessi distorsivi, il numero delle donne elette. Credo che adesso lo possiamo dire: ha funzionato.
