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L'unione sarda. Parità negata, è rabbia: «Ci sentiamo Burkina Faso»

Protesta

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Tanti amministratori, qualche sindaco con tanto di fascia tricolore ma anche cittadine e cittadini comuni. Erano una trentina martedì mattina i dimostranti che si sono ritrovati davanti alla Prefettura di Nuoro per un sit-in di protesta contro la mancata approvazione della doppia preferenza di genere nella nuova leggere elettorale sarda. Una protesta civile ma forte quella dei cittadini comuni ma anche degli assessori provinciali come Ivo Carboni, Gianfranca Logias, e quelli comunali, in prima linea Paola Demuru.
Durissimo il sindaco di Oniferi, Stefania Piras che, accompagnata dall'assessore Daniela Daga, ricorda i numeri dell'assemblea regionale. «Settantadue uomini e solo otto donne, roba da Buukina Faso» dice il primo cittadino di Oniferi, non nuova ad iniziative di forte impatto mediatico. Qualche mese fa aveva messo un post sul blog del M5S chiedendo al movimento riscuotere i soldi del rimborso elettorale per destinarli ai Comuni come il suo costretti a far fronte ai debiti contratti dalle amministrazioni precedenti. «Siamo qua - dice la Piras - per protestare e solidarizzare con il mondo femminile, ma anche come rappresentanza istituzionale per combattere la vecchia politica maschilista. Non è corretto votare una donna perché tale, ma perché è valida, ma bisogna dare l'opportunità di votarla e questo oggi non succede. Le faccio un esempio», continua il primo cittadino di Oniferi. «Dieci anni fa, prima che entrasse in vigore la legge antifumo nei locali pubblici tutti dicevano che si sarebbe sempre fumato. A dieci anni di distanza non c'è nessuno che fuma nei locali. Quello che ci vuole per cambiare la cultura della politica attuale è una legge, altrimenti si continua il femminicidio politico».
Fabio Ledda

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