Il miele amaro, giusto per fare un esempio, è una specialità in via di estinzione. È che il corbezzolo, fioritura tra settembre e ottobre, sboccia ormai a fine novembre quando le api non possono certo affrontare il freddo. E così, il nettare che viene pagato anche 40 euro al chilo (contro gli 8, in media, degli altri fiori) è diventato praticamente introvabile. «È da quattro anni che non produco miele di corbezzolo, ma - sottolinea Marilena Senette, 41 anni, titolare di un'azienda biologica a Dorgali - è la produzione in generale che non va più: siamo a meno del 50 per cento rispetto a un lustro fa».
IL COLPO DI GRAZIA Pessima annata. Carestia mai vista. In provincia di Nuoro (e non solo) gli apicoltori si lamentano oramai come i pastori. La scorsa primavera è arrivato il colpo di grazia. Il maltempo ha costretto all'inattività le api bottinatrici. Freddo, pioggia e vento hanno ritardato (o azzerato) la fioritura dell'asfodelo, dell'arancio, del cardo, e sconvolto la vita e i ritmi degli alveari già piagati dalla varroa, terribile parassita. «Una stagione anomala, mai vista». Angelo Beccu, 59 anni, di Silanus , è nel settore da un quarto di secolo, e se per ogni arnia produceva 80 chili di miele, quest'anno, avverte,«sarà una fortuna se arrivo a 30».
A fine giugno sarebbe dovuta cominciare la fioritura dell'eucalipto, ma ancora non si vede granché. E per il resto, ciò che le api riescono a raccogliere finisce nella loro dispensa. «Caricano il nido nella parte sottostante, significa che - spiega Marco Pinna, 60 anni, della cooperativa Maia di Lula - stanno pensando alle riserve invernali». Le api, cioè, si sono perfettamente rese conto della situazione e, com'è logico nel regno animale, lavorano prima di tutto per la sopravvivenza della specie. «Loro hanno intuito ciò che noi ancora non vogliamo capire». Assieme a tanti altri operatori del settore, Marco Pinna denuncia da almeno cinque anni una sospetta morìa delle api; fenomeno di rilevanza mondiale che prescinde dall'attacco dei parassiti e che viene ricondotto tra l'altro all'uso dei pesticidi in agricoltura e all'inquinamento elettromagnetico: le bottinatrici che escono dall'alveare per andare a raccogliere il nettare e il polline, perdono l'orientamento e non trovano più la strada di casa; sicché, non avendo più di che nutrirsi, la regina e le giovani muoiono.
LO STRESS Ci si è messa pure una maledetta primavera. Le arnie della cooperativa di Lula adesso sono al Sologo, piana di Santu Martine. Si aspetta la fioritura dell'eucalipto. Si va a Orosei per l'arancio, a Galtellì per il cardo e l'asfodelo. «Il nomadismo ci permette di seguire le fioriture nel territorio e nel giusto periodo - sottolinea Marco Pinna -, ma questa è stata una stagione orribile: con la pioggia e il vento le api non escono. La produzione è calata del 60 per cento».
FAMIGLIE NOMADI «Si può tranquillamente dire che non c'è stata produzione», avverte Salvatore Nieddu, 67 anni, titolare da 35 di un'azienda con sede a Nuoro , e primo in Sardegna a essersi iscritto all'albo nazionale degli assaggiatori di miele. «Il maltempo - dice - ha aggiunto altro stress alle api che già da anni, chissà se a causa dell'inquinamento elettromagnetico o cos'altro, escono per bottinare e non trovano più la via del ritorno».
Marilena Senette ha trasferito parte delle sue 70 arnie dai pascoli di “Iloghe” al Supramonte di Urzulei. La speranza è di poter produrre il millefiori. «Divido le arnie e cerco nuovi spazi per vedere se riesco a produrre qualcosa in più». Vende tutto il miele a Dorgali. «Ma adesso non faccio più le confezioni da chilo. Solo quelle da 250 grammi».
Piera Serusi
