OTTANA Carbone si, carbone no. Mentre sulla riconversione della centrale è discordia in tutta la provincia, il sindacato propone un tavolo qualificato per un confronto a tutto campo, con un solo obiettivo: il metano. Per consentire la realizzazione di una centrale elettrica con 400 megawatt. È la risposta di Cgil, Cisl e Uil all'ennesimo attacco di Coldiretti e dei sindaci di Ottana e Nuoro, schierati contro la realizzazione di un impianto a carbone (transitorio in attesa del metano), per la produzione di energia elettrica. Il sindacato nuorese non minaccia la mobilitazione dei 500 lavoratori (busta paga a rischio qualora non si dovesse procedere con la conversione), ma vogliono sgomberare il campo e fare chiarezza attorno ad un problema che costituisce una minaccia per l'industria della Sardegna centrale.
«La priorità rimane il metano», dice Sergio Zara della Cgil, «la scelta strategica per lo sviluppo industriale non è il carbone, che è una scelta transitoria, a fronte di una necessità del governo di Roma, per consentire alla centrale elettrica di Ottana di entrare, come gli altri due poli energetici sardi, nel regime dell'essenzialità . Una centrale nuova, che inquina meno di quella attuale. Il problema principale di questo territorio è l'occupazione, che dobbiamo difendere e possibilmente ampliare». Katy Contini della Cisl aggiunge: «Il carbone è una soluzione transitoria. A Coldiretti e ai sindaci che si oppongono chiediamo di non barricarsi sulle proprie posizioni. Ribadiamo che il sindacato opera per la difesa dell'occupazione, nelle migliori condizioni possibili, nella sicurezza e nel rispetto dell'ambiente». Giuseppe Manconi della Uil non accetta che il sindacato sia accusato di favorire l'inquinamento. «Noi facciamo sindacato quando ci sono elezioni in vista e anche quando queste non ci sono. Tuteliamo i lavoratori, ma nessuno ci può dare lezioni in termini di difesa dell'ambiente e della sicurezza del territorio».
F. O.
