Nei pozzi diventati senza fondo delle miniere la Regione rischia di pagare caro i soldi concessi per tenerle aperte. Nero su bianco: «Tale perdurante stato di cose non può non suscitare forti preoccupazioni per le possibili procedure di infrazione che potrebbero essere avviate dalla Comunità europea con gravi ripercussioni non solo per la Regione ma per le stesse società alle quali potrebbero essere imposti ingenti oneri di restituzione». Lo scrive la Corte dei Conti, sezione speciale, incaricata di controllare le spese di viale Trento e dintorni. Basta con le elargizioni, dice in sostanza, altrimenti sono guai seri.
ABITUDINE Quello che i giudici contabili definiscono «perdurante stato di cose» non è nient'altro che l'abitudine di trasferire denaro pubblico in società che hanno i conti in rosso o sono in liquidazione. Collaudata prassi di governo e sottogoverno diventata di fatto fuorilegge con le normative degli ultimi anni adottate sull'onda delle prescrizioni anti-monopolistiche targate Bruxelles.
L'EUROPA Aiuti di Stato sono al bando, ma il divieto resta solo sulla carta, dice la relazione stilata dalla sezione di controllo sull'attività degli enti partecipati. Con un'aggravante, quella della beffa. Nel 2011 la Regione ha varato una legge che in sostanza non autorizza più «aumenti di capitale, trasferimenti e aperture di credito a favore di società partecipate che abbiano registrato per tre esercizi consecutivi perdite di esercizio». Chiaro? Fino a un certo punto: «Nell'ambito del medesimo testo normativo la Regione da un lato disponeva il divieto di trasferimenti a favore di società partecipate e in perdita e contestualmente autorizzava finanziamenti di società partecipate da tempo esposte negativamente». Quello che toglieva con una mano, lo restituiva con l'altra: i magistrati contabili non hanno nascosto lo «sconcerto» nel Rendiconto annuale del 2011.
LE MINIERE Tre società nel mirino, Igea, Carbosulcis e Fluorite Silius: gestiscono attività minerarie che la Regione ha preso in carico per evitare di vedere sulla strada centinaia di minatori. La Corte dei Conti non prende in esame drammi sociali, va dritto al cuore della legittimità degli atti amministrativi. E da questo punto di vista «non può passare inosservato» il fatto che società in rosso hanno ricevuto più soldi delle perdite effettive: stanziamenti a perdere, al di fuori dei contratti di servizio. L'Igea (la società che cura il patrimonio immobiliare delle miniere) ha incassato quasi venti milioni di euro tra i 2011 e il 2012, «pur avendo maturato una perdita nel 2011 pari a euro 10 milioni e 434 mila». Ancora non si conoscono i risultati del bilancio 2012.
I BILANCI La Carbosulcis ha invece beneficiato di finanziamenti ancora più consistenti: nel 2011 ha maturato una perdita «pari a euro 25 milioni e 091 mila», ma allo stesso tempo ha «ricevuto risorse non per contratti di servizio pari a euro 30 milioni nel 2011 e 18 milioni e 700 mila nel 2012». Anche in questo caso, conclude la relazione, non «si conosce il risultato di esercizio del 2012».
La Fluorite Silius (ha in carico l'omonima miniera del Gerrei) si è accontentata di meno: a fronte di un segno meno di quasi due milioni, ha ricevuto più di sette milioni in due anni «pur essendo in stato di liquidazione».
ANOMALIE Elargizioni che la Corte dei Conti definisce «anomalie», rilanciando un avvertimento che «potrebbero anche contravvenire al sistema comunitario di tutela della concorrenza». Con tutto quel che poi potrebbe arrivare se l'Europa dovesse bollarle come «aiuti di Stato»: un'istruttoria è già aperta e riguarda proprio i contributi concessi alle miniere di carbone.
REPLICA La Regione non tace, comunque. L'assessorato all'Industria (cui fanno capo le tre società minerarie) ha fatto sapere in via ufficiale che i finanziamenti sono stati concessi con scopi ben precisi: non somme usate per ripianare perdite ma per finanziare lavori di manutenzione, pena seri problemi per l'ambiente e le persone. L'Igea per esempio ha ricevuto in eredità la miniera d'oro di Furtei e nel lascito c'è anche un bacino di acqua avvelenata dal cianuro che va tenuto sotto controllo. Idem per la Fluorite Silius che ha in custodia il sito minerario di Genna Tres Montis: deve pagare le spese fino a quando non sarà operativo un nuovo concessionario dell'attività di estrazione. Anche la Carbosulcis la sicurezza del cantiere minerario è un obbligo. «Non sono stati soldi buttati al vento».
Antonio Martis
