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L'unione sarda. «Trattati come bestie» A Buoncammino divampa la protesta

Striscioni, urla e stracci in fiamme

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È durata circa un'ora la protesta divampata ieri dopo le 20,30 nel carcere cagliaritano di Buoncammino: urla dalle finestre, qualche straccio in fiamme appeso alle grate, prolungate e fragorose “battiture” - il suono ritmato del metallo sul metallo che nelle carceri è l'alfabeto morse del disagio - e voci di due celle bloccate dall'interno con le brande sulla porta, in modo da renderle inaccessibili al personale. «Questa non è una rivolta - avvertiva uno striscione teso oltre le grate al culmine della protesta, scoppiata in coincidenza con la visita nell'Isola del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, ieri a Sassari per inaugurare la struttura penitenziaria di Bancali - È un segno di protesta. Non siamo bestie». «Entriamo sani - denunciava la scritta su un lenzuolo - ed usciamo malati e senza reinserimento». Una lettera di cinque detenuti filtrata ieri da Buoncammino denunciava - oltre alle inesistenti prospettive di reinserimento nella società - la «tortura quotidiana 24 ore su 24 chiusi quando va bene in cinque se non in sei». Ieri sera a voce alcuni detenuti inoltre protestavano per la mancanza d'acqua e di luce, che sospettavano fosse stata staccata per sedare la protesta, oltre che di farmaci.
Il direttore della struttura, Gianfranco Pala, ieri replicava che la luce è mancata per via di un black-out e che si stava lavorando per risolvere il problema, che l'acqua a Buoncammino non manca e che la Asl continua a garantire la distribuzione dei farmaci. Alla domanda se allora la protesta fosse insensata ha risposto che temeva potesse esserci stato un tentativo di strumentalizzazione. ( cel.ta. )

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