LANUSEI Due carabinieri, due pakistani, un finto magistrato e qualche manovale del posto pronto a scovare i locali giusti per mettere in atto la truffa delle slot machine. La banda del gioco della “Gallina” era tutta qui: nove persone sono accusate di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica per aver mandato in tilt i videopoker e incassato vincite per decine di migliaia di euro, danneggiando i gestori, lo Stato e i giocatori futuri.
GLI INDAGATI Quattro di loro sono finiti in manette. Si tratta di Alfredo Ricca, maresciallo quarantottenne nato a Gaeta in servizio a Cagliari, Marinella Boi, cinquantaseienne nata a Siddi ma residente a Guspini (ai domiciliari), Shahzad Khurum, pakistano ventottenne residente a Cagliari e il suo connazionale ventitreenne Khan Danish Mand. Nel registro degli indagati compaiono anche Massimiliano Tommassetti, trentatreenne, appuntato dei carabinieri nato a Lanusei in servizio alla compagnia di Isili, Andrea Mereu, trentadue anni di Jerzu, Vincenzo Leggio, trentaseienne nato a Palermo e residente a Orroli, Alberto Loi, trentotto anni di Barisardo e Nicola Boi, trentanove anni di Orroli.
IPOTESI DI REATO L'accusa per tutti è di aver costituito un'associazione a delinquere che tra l'aprile del 2011 e lo scorso maggio ha battuto tutta la Sardegna alla ricerca del videopoker della “Gallina”, un tipo particolare di slot per il quale i due pakistani avevano messo a punto un metodo infallibile per incassare vincite impreviste e imprevedibili.
Per far sì che il metodo funzionasse, però, era necessario scovare luoghi non troppo frequentati e macchinette poco utilizzate. Ecco perché in due anni, la banda ha fatto spesso tappa in Ogliastra mettendo a segno almeno diciassette vincite (ma la Procura della Repubblica di Lanusei ipotizza che ce ne siano molte di più). Nella provincia più piccola e meno popolosa della Sardegna trovare i poker della Gallina meno gettonati era un gioco da ragazzi. Svuotarli, pure.
I RUOLI Mentre i due pakistani trascorrevano ore davanti allo schermo illuminato con uova, lupi, pecore e balle di fieno, Marinella Boi e Alfredo Ricca, facevano da garanti della giustizia. Davanti alle proteste dei gestori che si rifiutavano di eseguire il refill , ovvero di imbottire la macchinetta di nuove monete dopo le tante vincite, i due, lui carabiniere vero, lei magistrato e avvocato (finto), assicuravano che tutto era in regola. Il nucleo forte della banda era costituito proprio dai quattro che ieri sono stati raggiunti dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari Nicola Clivio su richiesta del procuratore capo Domenico Fiordalisi e del sostituto Daniele Rosa. A loro, viene contestato anche il reato di riciclaggio. Nei confronti di Marinella Boi inoltre è stata formulata l'accusa di sostituzione di persona per essersi presentata come avvocato e come magistrato sfruttando il caso di omonimia che la lega a una professionista cagliaritana.
DOVE Alla larga dai grandi centri, la banda della fortuna si è concentrata nei paesi più piccoli: da Tuili a Perdasdefogu, passando per Dolianova, Ales, Sarroch e molti altri ancora in un lungo pellegrinaggio intrapreso per ingannare la dea bendata.
Mariella Careddu
