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L'unione sarda. Sardegna, l'isola dell'innovazione

«Nuova community nata dall'alleanza tra pubblico e privato»

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Un migliaio di persone in appena due giorni significa successo per una manifestazione rivolta a imprese ed enti pubblici. Il primo bilancio di Sinnova 2013, promossa da Sardegna Ricerche e Regione per attirare l'attenzione sulla ricerca e lo sviluppo, è più che positivo. «Il nostro proposito era quello di creare un evento senza prime donne ma con tanta coralità e ci siamo riusciti», spiega Ketty Corona, presidente di Sardegna Ricerche, mentre incontra imprenditori e rappresentanti delle istituzioni nei saloni del Centro polifunzionale Santa Gilla.
Sinnova 2013 è stata soprattutto un'occasione d'incontro, «per far sì che le imprese potessero conoscersi, parlare tra di loro», aggiunge Corona. Il bilancio della manifestazione, dunque, è un punto di partenza e non di arrivo: «Ci piacerebbe che tutto questo continui a vivere come community, e faremo di tutto perché questo accada», osserva la presidente di Sardegna Ricerche. Le aziende sarde che operano nel campo dell'innovazione, ma anche quelle che hanno cercato di rinnovare i propri processi produttivi nel solco della tradizione, hanno necessità di fare rete. «Vogliamo fare in modo che le imprese più grandi diventino una sorta di “mentore” per le start up, magari anche affidando loro attività e commesse per farle crescere», spiega Ketty Corona. Da qui il proposito di rafforzare il collegamento con i centri universitari dell'Isola, ma anche di costituire un comitato scientifico con banche, enti e imprese per sostenere le idee migliori e incrementare le “infrastrutture di supporto” alle aziende.
Una è senza dubbio dedicata al tema del credito: «Abbiamo firmato un importante accordo con la Banca di Sassari per il finanziamento delle start up, ma il vero problema per le giovani imprese è quello di arrivare a quella fase: ci siamo resi conto che le start up non potevano accedere alla controgaranzia della Sfirs perché non erano in grado di ottenere una fideiussione», racconta la numero uno di Sardegna Ricerche, che oggi pubblica le graduatorie dei bandi in appena tre mesi, «abbiamo dunque lavorato con Sfirs e con il Centro regionale di programmazione per modificare i regolamenti sui finanziamenti; le imprese verranno giudicate su quello che faranno in futuro e non su quanto fatto fino a ora». Un cambio di passo fondamentale per far crescere le aziende tecnologiche, ma anche quelle tradizionali: Sardegna Ricerche sta studiando una serie di processi, ad esempio, per permettere a chi produce beni deperibili di allungare i tempi di conservazione, pur mantenendo inalterata la qualità. «Così finalmente potranno esportare le nostre bontà». E si potrà dire, “Yes, we can”.
Giuseppe Deiana

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